Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/38: Ratifica della Convenzione dell'UNESCO sulla diversità culturale · 26 pagine
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Ratifica della Convenzione dell’UNESCO del 2005: Rapporto esplicativo
1.3 Cronologia dei lavori4
1.3.1 Antefatti
Fino agli anni Novanta, i dibattiti legati alla questione della tutela della diversità delle espressioni culturali di fronte alla pressione esercitata dalla globalizzazione dell’economia e dalla liberalizzazione degli scambi commerciali si svolgevano quasi esclusivamente nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali. Alcuni governi hanno ritenuto che il diritto commerciale internazionale stesse progressivamente limitando la loro facoltà di influenzare la propria economia culturale. La tensione che ha cominciato ad affiorare dopo la conclusione dell’Uruguay Round, nel 1994, ha raggiunto l’apice durante i negoziati relativi ad un progetto di Accordo multilaterale sugli investimenti (AMI), tenutisi tra il 1995 e il 1998 in seno all’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Il fallimento delle trattative sull’AMI, avvenuto nel 1998 dopo che la Francia non era riuscita a raccogliere il consenso della maggioranza dei Paesi sul suo progetto di una clausola relativa all'"eccezione culturale", aveva messo in evidenza che le organizzazioni a carattere commerciale non sono il luogo adatto per promuovere gli scambi nel rispetto della diversità delle espressioni culturali e che solo una convenzione internazionale che sancisse i principi della diversità culturale era in grado di garantire il rispetto di questi ultimi nel quadro delle politiche commerciali.5
Attualmente, la promozione e la protezione della diversità delle espressioni culturali sono tra le principali preoccupazioni della politica culturale a livello internazionale, come testimoniano le numerose dichiarazioni approvate fino ad oggi da varie organizzazioni internazionali:
• Consiglio d'Europa: Dichiarazione sulla diversità culturale, approvata il 7 dicembre 2000;
• Vertice della Francofonia: Dichiarazione di Cotonou, approvata il 15 giugno 2001; Dichiarazione di Beirut, approvata il 20 ottobre 2002;
• UNESCO: Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, approvata il 2 novembre 2001.
1.3.2 Rete internazionale di politica culturale
All'origine della Convenzione vi è la Rete internazionale di politica culturale (RIPC), che conta la Svizzera tra i suoi venti Paesi fondatori. La RIPC, che riunisce attualmente 68 Paesi, è una piattaforma internazionale per lo scambio informale di opinioni su questioni di politica culturale d'attualità. Dalla sua creazione, nel 1998, la RIPC opera in favore di un equilibrio mondiale nella produzione culturale.
La Svizzera ha sempre partecipato attivamente ai lavori quale membro del "gruppo di contatto", che funge da comitato direttivo della Rete. Durante il suo anno di presidenza, nel 2001, la Svizzera ha organizzato la quarta riunione ministeriale annuale, che si è tenuta a Lucerna dal 24 al 26 settembre. Il punto saliente di questa riunione è stata la decisione di impegnarsi nell'elaborazione di uno strumento internazionale forte, volto a preservare e promuovere la diversità culturale. Nella Dichiarazione di Beirut del 20 ottobre 2002 gli Stati membri del Vertice della Francofonia hanno
4 Per un rapporto dettagliato cfr. Andrea F. G. Raschèr / Yves Fischer, Kultur und Wirtschaft im Gleichgewicht: Die UNESCO-Konvention über den Schutz und die Förderung der Vielfalt kultureller Ausdrucksformen, in: AJP / PJA 7 (2006), pagg. 813-832; qui pagg. 815-819.
5 Per quanto concerne il passaggio dall’idea di "eccezione culturale" a quella di "diversità culturale" e l'affermazione di questo nuovo concetto cfr. Christoph Beat Graber, The new UNESCO convention on cultural diversity: a counterbalance to the WTO ?, in: Journal of International Economic Law 9 (2006), pagg. 553-574.