Rapporto esplicativo

Consultazione 2015/53: Modifiche dell'ordinanza sui fondi propri (OFoP) e dell'ordinanza sulle banche (OBCR) · 33 pagine

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Compendio

Nel mese di febbraio del 2015 il Consiglio federale ha riconosciuto la necessità d’intervenire per ridurre ulteriormente i rischi connessi con le banche di rilevanza sistemica. Di conseguenza, un gruppo di lavoro diretto dal Dipartimento federale delle finanze (DFF) con rappresentanti della Banca nazionale svizzera (BNS) e dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha elaborato proposte per i necessari adeguamenti legislativi. Il 21ottobre 2015 il Consiglio federale ha approvato i parametri per la modifica dell’ordinanza concernenti in particolare le grandi banche. La presente analisi d’impatto della regolamentazione (AIR) descrive le possibili ripercussioni della modifica dell’ordinanza da un’ottica economica.

L’AIR concernente le nuove prescrizioni in materia di capitale per le banche di rilevanza sistemica in Svizzera mostra che una maggiore resistenza delle banche interessate riduce ulteriormente e significativamente i rischi per i contribuenti. Allo stesso tempo ne risulta rafforzata la stabilità del sistema finanziario. Per la Svizzera, la cui piazza bancaria è relativamente grande nel raffronto internazionale, ciò è particolarmente importante dato che i costi di una crisi bancaria potrebbero essere molto elevati. La migliorata stabilità finanziaria rappresenta in fondo anche un vantaggio per la piazza economica svizzera nel suo complesso.

Nell’insieme non sono attese ripercussioni negative sostanziali per l’economia nazionale. Questo grazie anche al periodo transitorio per il rispetto delle nuove prescrizioni in materia di capitale, adeguatamente fissato per la fine del 2019. Inoltre, come è emerso dalle esperienze nazionali ed estere raccolte con le prescrizioni più severe in materia di capitale, applicate alle banche a seguito della crisi finanziaria, le ripercussioni negative per la crescita economica rilevate ex-post sono risultate addirittura minori rispetto a quelle attese ex-ante. I Paesi che hanno promosso più velocemente la riforma del sistema bancario e il rafforzamento della capitalizzazione (ad es. USA e Svizzera) sono cresciuti più rapidamente dopo la crisi finanziaria. In Svizzera, le esperienze maturate dall’entrata in vigore del pacchetto TBTF, nel 2012, indicano che la nuova regolamentazione non ha limitato la concessione complessiva di crediti sul territorio nazionale. Anche la disoccupazione è rimasta a un livello basso rispetto al raffronto internazionale. Per contro si sono registrate talune piccole variazioni delle quote di mercato.

Per soddisfare le nuove esigenze, entro la fine del 2019 le grandi banche devono costituire capitale. Il periodo transitorio fissato per la fine del 2019 è sufficientemente ampio per consentire alle grandi banche di raggiungere il «leverage ratio» relativo ai fondi propri CET1 richiesto per il caso «going concern» senza dover emettere nuovi fondi propri (ad esempio tramite una politica prudente in materia di dividendi). Per soddisfare l’insieme delle esigenze «going concern», le grandi banche devono invece ancora emettere CoCos con «trigger» elevati. Il fabbisogno di capitale (CET1) per conformarsi alle nuove esigenze «going concern» è stimato in 5,2 miliardi di franchi per CS e in 2,3 miliardi di franchi per UBS. Le banche di rilevanza sistemica orientate al mercato nazionale soddisfano già oggi le esigenze «going concern», sia sotto il profilo della ponderazione in funzione del rischio che riguardo al «leverage ratio».

A medio e lungo termine, le prescrizioni più severe in materia di capitale dovrebbero contribuire a preservare o a incrementare l’attrattiva della piazza finanziaria svizzera. Le condizioni necessarie per una piazza finanziaria attiva a livello internazionale, già buone grazie all’elevata stabilità politica ed economica, dovrebbero risultare ulteriormente migliorate. Ciò vale in particolare per l’attività di gestione patrimoniale, fortemente basata sulla fiducia.