Rapporto sui risultati

Consultazione 2020/2: 09.503 Iv.pa. Abolire progressivamente le tasse di bollo e creare nuovi posti di lavoro (Legge federale sulle tasse di bollo) · 36 pagine

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4.8.2.3 Esenzione dei mediatori

Prima ancora di una completa soppressione della legge, l’ASG considera urgentemente necessario modificare come segue l’art. 13 cpv. 3 lett. b LTB:

«le persone fisiche e giuridiche e le società di persone svizzere, gli stabilimenti e succursali svizzeri di imprese straniere che non rientrano nella definizione della lettera a e la cui attività consiste esclusivamente o essenzialmente:

1. nell’esercizio del commercio di documenti imponibili per il conto di terzi (negoziatori), oppure

2. nella mediazione della compravendita di documenti imponibili come consulenti in investimenti o gerenti di patrimoni (mediatori);»

Ai sensi dell’art. 13 cpv. 3 lett. b cifra 2 LTB, i gerenti di patrimoni che gestiscono (generalmente solo in via eccezionale e in misura molto limitata) patrimoni di clienti depositati presso una banca estera sono tenuti a versare per questi clienti metà della tassa di negoziazione. A livello pratico, i costi per la registrazione delle transazioni, la dichiarazione e il versamento delle imposte sono superiori alle entrate fiscali stesse.

4.8.2.4 Esenzione dei fondi previdenziali

Secondo la KGAST, un’esenzione dalla tassa di negoziazione per i fondi previdenziali del primo e del secondo pilastro, così come del pilastro 3a (che secondo le stime della KGAST stessa comporterebbe minori entrate per soli 30 milioni di franchi) sarebbe una misura più idonea rispetto alla completa abolizione delle tasse di bollo. Questa richiesta è condivisa dall’ASIP, che chiede inoltre anche l’esenzione dei fondi previdenziali per quanto riguarda le imposte dirette della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni. In considerazione della situazione concernente il finanziamento della previdenza per la vecchiaia (messa alla prova dai tassi negativi e dalla lunga aspettativa di vita, nonché ulteriormente aggravata dalla crisi del coronavirus) e delle conseguenti sfide strutturali e operative, emerge con maggiore urgenza la necessità di un trattamento privilegiato dei fondi previdenziali.

Nel caso in cui la completa o parziale abolizione delle tasse di bollo dovesse al momento rappresentare un problema per motivi di politica finanziaria, secondo il PBD andrebbero esentati in una prima fase perlomeno i fondi previdenziali e/o gli investimenti sostenibili. Esentare i fondi del primo e del secondo pilastro, così come del pilastro 3a, porterebbe a perdite fiscali nettamente inferiori rispetto a un’abolizione totale delle tasse di bollo e sarebbe pertanto una soluzione accettabile come primo passo.

4.8.2.5 Esenzione degli investimenti sostenibili

Secondo il PBD, un’esenzione degli investimenti sostenibili creerebbe incentivi positivi per la «sustainable finance» e fornirebbe dunque un contributo sostanziale al raggiungimento degli obiettivi climatici del Consiglio federale.

Anche il pvl segnala la mancanza nel progetto della dimensione ecologica, ossia di una differenziazione in base al criterio di sostenibilità degli investimenti. Una completa o parziale abolizione della tassa di negoziazione deve tenere conto della sostenibilità degli investimenti. Gli investimenti in settori non sostenibili (quali ad es. le energie fossili) devono essere oggetto di una maggiore imposizione in base al principio «tax bads, not goods».

Anziché un’abolizione, I Verdi chiedono una graduazione delle tasse di bollo orientata a criteri di compatibilità climatica affinché questa possa avere una funzione di guida e agire da incentivo per gli investimenti in un’economia con ridotte emissioni di CO2. Una tale graduazione contribuirebbe anche a una migliore internalizzazione dei costi dei rischi climatici. Verrebbero registrate minori perdite fiscali, e contemporaneamente sarebbe ridotto il rischio per la piazza finanziaria legato alla crisi climatica. La piazza finanziaria svizzera, infatti, causa circa 22 volte più emissioni di gas serra dell’intero Paese. Ciò è in contraddizione con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, secondo cui i flussi finanziari devono essere conciliati con uno sviluppo a emissioni ridotte e che non promuova tali cambiamenti.

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