Rapporto sui risultati
Consultazione 2021/59: Revisione totale dell’ordinanza sulla riduzione delle emissioni di CO2 (ordinanza sul CO2): avvio della procedura di consultazione · 27 pagine
Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 17Fedlex · Rapporto sui risultati
Numero d’incarto: UFAM-233.11-1850/4/1
VD afferma che è necessaria una metodologia comune per la determinazione del potenziale di stoccaggio dei pozzi di carbonio biologici. A suo avviso, inoltre, occorre chiarire il ruolo delle istituzioni pubbliche, poiché più Cantoni prevedono già misure di incentivazione per lo stoccaggio di carbonio nei terreni agricoli. Il Cantone VD deplora che non sono previsti mezzi finanziari per l’incentivazione dei pozzi di carbonio e il Cantone TG chiede programmi di ricerca e di sostegno della Confederazione nel settore dei pozzi di carbonio agricoli. Il Cantone VD fa notare che l’utilizzo dei pozzi di carbonio come compensazione delle emissioni dei trasporti limita la compensazione di emissioni residue dell’agricoltura e dell’industria. A suo avviso, inoltre, lo stoccaggio biologico del carbonio deve essere coordinato con altre utilizzazioni del sottosuolo e l’attestazione di pozzi di carbonio geologici deve coinvolgere i Cantoni, poiché la concessione di utilizzazioni territoriali è di loro competenza. Il Cantone VD si domanda se sarebbe possibile sfruttare sinergie con gli sviluppi di progetti di geotermia.
La Federazione svizzera dei patriziati e delle corporazioni accoglie favorevolmente le possibilità di compensazione per progetti concernenti il bosco, ma ritiene che l’ordinanza non tenga ancora sufficientemente conto delle prestazioni dei boschi gestiti quali pozzi di carbonio. Anche Lignum e Holzbau Schweiz affermano che si dovrebbero sfruttare maggiormente le prestazioni di riduzione delle emissioni del legno per costruzioni. A loro avviso, inoltre, i boschi svizzeri sono vecchi e sottoutilizzati e secondo Lignum un uso sostenibile è importante per il sequestro di CO2, la vitalità e la biodiversità. L’Associazione pozzi di carbonio legno svizzero sostiene che i progetti di compensazioni non sono utili solo per il clima e che i loro progetti promuovono anche direttamente o indirettamente la catena di creazione di valore e incidono positivamente sul raggiungimento degli obiettivi della politica forestale.
Per il Cantone ZH è importante che lo stoccaggio di carbonio nei suoli non si ripercuota sulla loro fertilità. Questo aspetto deve essere riportato nell’ordinanza sul CO2 con un rimando all’ordinanza contro il deterioramento del suolo (O suolo). Anche il Cantone VS chiede che siano elaborate raccomandazioni per la protezione dell’ambiente, della qualità del suolo e della biodiversità.
Vengono rilasciati attestati per progetti di pozzi di carbonio solo se è possibile garantire una permanenza di 30 anni. L’USC contesta questa norma. Poiché la durata della gestione supera quella di una generazione, la proposta di 30 anni rende ben difficile l’attuazione di progetti di pozzi di carbonio nell’agricoltura. Per questa ragione occorre ridurre a 15 anni la permanenza richiesta. Di diverso avviso sono per contro Alleanza climatica, Greenpeace, FSE e ATA: poiché i progetti di compensazione devono compensare emissioni di gas serra con un tempo di permanenza di diversi secoli, non è loro chiaro perché viene chiesta una permanenza di soli 30 anni. Questi partecipanti chiedono di aumentare la necessaria permanenza a 500 anni in base al principio della prevenzione. Con la stessa argomentazione il PS motiva la sua richiesta di una permanenza non limitata nel tempo. Climeworks è consapevole dei limiti giuridici nella definizione della necessaria permanenza, ma auspica che si dia la priorità alle prestazioni quali pozzi di carbonio di almeno 80 anni.
Se la permanenza delle prestazioni quali pozzi di carbonio non è più garantita, occorre rilasciare attestati sostitutivi dallo stesso periodo, e questo motiva il trattenimento di certificati come tampone. Char-Net, First Climate AG e Kaskad-E GmbH raccomandano di limitare a 30 anni questa norma. Per Alleanza climatica Greenpeace, FSE, PS e ATA non è chiaro perché alle persone soggette all’obbligo di compensazione vengono rimborsati attestati di progetti, le cui prestazioni quali pozzi di carbonio hanno subito un’inversione. Questi attestati hanno perso il loro motivo di attestazione e il valore di mercato e devono essere distrutti. Per Climeworks un obbligo di sostituire prestazioni quali pozzi di carbonio scadute con soluzioni di lungo termine è la conseguenza di una permanenza di soli 30 anni.
L’ordinanza sancisce che i progetti di pozzi di carbonio non devono essere in concorrenza con la riduzione delle emissioni. Secondo economiesuisse, Scienceindustries e Swissmem, questa decisione non è motivata dal punto di vista della politica climatica, poiché le emissioni stoccate hanno lo stesso effetto di protezione del clima come una mancata utilizzazione o sostituzione di carbonio. Non si devono mettere ostacoli amministrativi inutili ai progetti di pozzi di carbonio. Climeworks si dichiara invece chiaramente favorevole a dare la priorità a misure di riduzione delle emissioni rispetto ai progetti di pozzi di carbonio.
17/27 UFAM-D-DD643401/533