Rapporto esplicativo

Consultazione 2007/100: Legge federale sui giuristi d'impresa (LGlm) · 24 pagine

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ti21. Ciò significa che una società madre che esercita un controllo effettivo sulla succursale all’estero deve pubblicare i documenti aziendali in possesso di tale succursale.

L’ambito cui, secondo il diritto statunitense, va obbligatoriamente applicata la Convenzione dell’Aia sull’assunzione delle prove è pertanto limitato, sebbene il campo d’applicazione della Convenzione sia, in linea di principio, molto esteso. Negli altri casi di relazioni con l’estero in cui potrebbe essere applicata la Convenzione, la parte straniera che vi si appella deve provare che la Convenzione accelera e agevola il reperimento dei documenti probatori richiesti dalla controparte. È tuttavia raro che tale prova possa essere fornita. Secondo la prassi statunitense vigente, l’applicazione della Convenzione in questo ambito è facoltativa22. Per contro, i giudici statunitensi si dimostrano più esigenti riguardo alla rilevanza delle prove da presentare di quanto non lo siano nei procedimenti puramente nazionali. Ciononostante, per il diritto svizzero, la richiesta di prove potrebbe talvolta costituire una ricerca illecita di prove.

L’applicazione del codice di procedura civile statunitense comporta inoltre la facoltà di non collaborare retta dal diritto americano. Una persona impiegata come consulente giuridico da un’impresa svizzera può quindi avvalersi del summenzionato «attorney-client privilege» soltanto se lo consente il diritto procedurale del competente Stato federale statunitense. Mentre i giuristi d’impresa americani, tenuti a conseguire l’abilitazione forense (vedi sopra n. 1.3.1), usufruiscono sempre di questo diritto, soltanto singoli Stati federali concedono un diritto analogo agli stranieri impiegati da un’impresa come consulenti giuridici. È quindi ipotizzabile che un’impresa svizzera sia costretta a pubblicare documenti che un’impresa statunitense in situazione analoga non sarebbe costretta a pubblicare, in quanto i suoi giuristi d’impresa potrebbero avvalersi dell’«attorney-client privilege».

La maggior parte dei giudici degli Stati federali riconosce la tutela del segreto nel procedimento civile statunitense anche se la consulenza giuridica interna si è svolta all’estero. Dalla prassi giurisprudenziale non è tuttavia possibile dedurre principi unitari riguardo alle circostanze e alle modalità. Richiamandosi al principio di diritto internazionale della cortesia, alcuni giudici applicano normative nazionali se il contenuto della comunicazione riguarda soltanto gli interessi dei Paesi coinvolti e non quelli degli Stati Uniti. Secondo un altro approccio, più funzionale, i giudici concedono l’«attorney-client privilege» a condizione che i giuristi d’impresa stranieri svolgano una funzione analoga a quella degli «in-house counsel» statunitensi. In tal caso i giudici tendono a fondarsi sul tipo di attività piuttosto che sul titolo professionale. Altri giudici accordano l’«attorney-client privilege» se nel Paese di riferimento è concessa una tutela equivalente a quella degli Stati Uniti. I consulenti giuridici impiegati in un’impresa all’estero possono far valere un’analoga tutela della confidenzialità soltanto se il loro statuto professionale è analogo a quello dei loro colleghi americani.

Alla luce della situazione giuridica descritta, nei procedimenti negli Stati Uniti (e in altri Paesi di uguale tradizione giuridica) gli individui o le imprese corrono il rischio che la comunicazione con i consulenti giuridici impiegati debba essere resa accessibile alla controparte, anche perché non esiste alcuna normativa in materia. Perciò le cerchie interessate si adoperano per l’introduzione di una normativa che preveda

21 Fed. R. Civ. Pro. 34(a) & 45(a).

22 Société Nationale Industrielle Aérospatiale v. U.S. District Court, 482 U.S. 522 (1987).