Rapporto esplicativo
Consultazione 2007/100: Legge federale sui giuristi d'impresa (LGlm) · 24 pagine
Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 9Fedlex · Rapporto esplicativo
Nei cosiddetti ordinamenti civili, il concetto di confidenzialità è interpretato in modo diverso rispetto a quanto accade nella «common law». In quest’ultima, la confidenzialità è un privilegio professionale giuridico insito nel regime probatorio che tutela l’intero rapporto tra avvocati e mandanti. Non costituisce un segreto professionale la cui rivelazione violerebbe l’ordine pubblico10.
Le controversie di diritto civile negli Stati Uniti si distinguono da quelle nei Paesi con un cosiddetto ordinamento civilistico. Competono alle parti gli accertamenti indispensabili a presentare in giudizio tutte le prove e gli attestati necessari (procedura di «discovery»). La «discovery» è parte di un procedimento civile pendente e segue alle note scritte («pleadings»), solitamente molto brevi. In questa fase del procedimento, ogni parte può chiedere alla controparte informazioni su determinate prove e ha il diritto di consultarle. Se la controparte si rifiuta, il giudice può adottare decisioni procedurali aventi autorità di cosa giudicata («discoveries») e, in caso di non osservanza, può pronunciare sanzioni sotto forma di pregiudizi giuridici. La protezione dei dati e quella della sfera privata sono molto meno estese rispetto a quanto previsto nei Paesi europei. Negli Stati Uniti le parti possono chiedere alla controparte la consegna di documenti e informazioni la cui rivelazione in Europa costituirebbe probabilmente un’ingerenza eccessiva nella sfera privata.
La possibilità di «proteggersi» da una richiesta di questo tipo assume perciò un’importanza fondamentale. La citata confidenzialità, il cosiddetto «attorney-client privilege», che offre un meccanismo di protezione contro l’obbligo di consegnare determinati documenti o elementi probatori, è tesa a indurre il mandante ad affidare al suo avvocato tutto il necessario per una consulenza ottimale. Sin dall’inizio del ventesimo secolo, l’«attorney-client privilege» si applica sia agli avvocati esterni («outside counsel») che ai giuristi d’impresa («in-house counsel»)11. Tale privilegio assume tuttavia forme diverse a seconda della giurisdizione dello Stato federale interessato e, in parte, anche a seconda dei fatti12.
Nel caso dei giuristi d’impresa, è coperta da confidenzialità soltanto la comunicazione finalizzata alla consulenza giuridica e non quella per la gestione aziendale. Tuttavia, il campo d’applicazione diverge a seconda dello Stato federale ed è spesso limitato alla comunicazione con i dirigenti dell’impresa. La maggior parte degli Stati federali chiede inoltre che l’avvocato abbia l’abilitazione forense del proprio Stato.
1.3.2 Unione europea
Nell’UE non esistono disposizioni di diritto derivato che chiedano agli Stati membri di disciplinare la consulenza giuridica in seno alle imprese. Tuttavia, il diritto comunitario non vieta neppure agli Stati membri di emanare siffatte disposizioni.
In seno all’UE, il segreto professionale degli avvocati ha un ruolo importante per le procedure contro i cartelli, nel cui ambito la Commissione ha ampie competenze d’indagine. Anche se il diritto positivo non prevede esplicitamente alcun diritto di non collaborare, nella sentenza guida AM&S13, la Corte di giustizia delle Comunità
10 Cfr. Alison M. Hill, A Problem of Privilege: In-House Counsel and the Attorney-Client Privilege in the United States and the European Community, 27 Case W. Rs. J. Int’l 145,
157 (1995).
11 Cfr. United States v. Louisville & Nashville R. Co., 236 U.S. 318, 336 (1915).
12 Cfr. N.Y. Jur. Evidence § 869.
13 AM&S, causa 155/79, racc. 1982, pag. 1575.