Rapporto sui risultati
Consultazione 2017/48: Revisione della legge sulle forze idriche: normativa in materia di canoni per i diritti d'acqua dopo il 2019 · 35 pagine
Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 14Fedlex · Rapporto sui risultati
Variante alternativa (solo per le centrali deficitarie):
ACS, UCS, Urner Gemeindeverband, Korporation Uri, Associazione dei Comuni Ticinesi, Association des communes du Val d’Hérens, Associazione dei Comuni di Vallemaggia, VWG, ACC e IBK rifiutano la variante alternativa.
La variante posta in discussione con una riduzione dell’aliquota massima solo per le centrali deficitarie secondo l’UCS non è opportuna né attuabile con un onere ragionevole. Un tale sistema inoltre produrrebbe ulteriori distorsioni della concorrenza tra i produttori di forza idrica e andrebbe a scapito proprio dei gestori delle centrali elettriche più redditizie. Secondo l’IBK non vi è assolutamente alcun motivo per ridurre in modo puntuale l’aliquota del canone annuo. Tutti gli studi condotti sinora sono giunti alla conclusione che la forza idrica è ancora redditizia e la situazione per le aziende proprietarie e i loro azionisti è buona.
Flessibilizzazione del canone annuo (soluzione a medio-lungo termine):
L’UCS approva espressamente il modello flessibile proposto dal Consiglio federale con una parte fissa e una variabile, dipendente dal prezzo di mercato e dai costi di produzione medi. Ritiene importanti soprattutto due punti: innanzitutto la parte fissa deve essere nettamente inferiore all’attuale aliquota massima del canone annuo, in modo che i produttori di forza idrica possano beneficiare di uno sgravio sostanziale in caso di prezzi di mercato bassi. Secondariamente come grandezza di riferimento per il valore soglia che funge da demarcazione tra la parte fissa e quella variabile devono essere considerati i costi di produzione medi (incluso un adeguato tasso d’interesse sul capitale proprio e le imposte sull’utile). Inoltre l’UCS ritiene che in linea di principio un nuovo modello debba funzionare indipendentemente dalla concreta situazione di mercato e dal futuro market design.
IBK, SAB e AG Berggebiet respingono la flessibilizzazione. Secondo l’IBK il canone annuo non costituisce un prezzo di mercato, determinato unicamente dalla domanda e dall’offerta, bensì un compenso stabilito a livello politico per lo sfruttamento di una risorsa naturale. Pertanto un cambiamento della situazione di mercato non dovrebbe essere preso a pretesto per ridurre il canone annuo. Se ciononostante dovesse essere introdotta la flessibilizzazione, la parte fissa dovrebbe come minimo corrispondere all’attuale importo di 110 Fr./kWl. IBK sostiene che il modello del canone annuo flessibile rappresenti una tutela più marcata e un’ingerenza ancora più forte nei diritti di proprietà dei Cantoni di montagna. Anche dal punto di vista puramente tematico è in ogni caso prematuro. Prima di poter affrontare un’eventuale nuova normativa dei canoni annui bisognerebbe conoscere il futuro design del mercato dell’energia elettrica e in più si dovrebbero definire precisamente i punti essenziali del modello. In vista del nuovo modello di mercato dell’energia elettrica, l’IBK si permette di proporre per l’esame i modelli di una riserva strategica e di un supplemento per l’accumulazione. Sarebbe inoltre fattibile abbinare la nuova regola della riserva strategica a una nuova regola dei canoni annui, neutrale sotto il profilo dei ricavi. La modalità potrebbe essere la seguente: le centrali di accumulazione ottengono un indennizzo per il mantenimento di riserve strategiche derivanti dall’acqua dei laghi artificiali o dall’energia che verrebbe utilizzata con una destinazione vincolata e garantita dalla Costituzione come pagamento dei canoni annui nel Cantone di ubicazione.
Per ACC, SAB e AG Berggebiet questo modello è prematuro. Innanzitutto dovrebbe dapprima essere noto il futuro modello di mercato/design del mercato dell’energia elettrica e in secondo luogo andrebbero preventivamente e dettagliatamente definiti i punti essenziali del modello. L’ACC propone di mantenere nel periodo transitorio l’aliquota massima del canone annuo a 110 Fr./kWl all’anno. Per sostenere i produttori in situazioni di comprovata difficoltà finanziaria, l’ACC propone di applicare per un periodo transitorio il modello del cosiddetto premio per il servizio universale.