Rapporto sui risultati

Consultazione 2017/48: Revisione della legge sulle forze idriche: normativa in materia di canoni per i diritti d'acqua dopo il 2019 · 35 pagine

Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 4Fedlex · Rapporto sui risultati

Prese di posizione Partecipanti in base alla categoria pervenute Cantoni (incl. CdEN e CGCA)28

Partiti politici11

Associazioni mantello dei Comuni, delle città e delle regioni di montagna14

Associazioni mantello svizzere dell’economia7

Commissioni e conferenze2

Economia elettrica25

Industria e servizi8

Organizzazioni ambientaliste e di protezione del paesaggio7

Organizzazioni dei settori cleantech, energie rinnovabili ed efficienza energetica4

Altre organizzazioni che si occupano di politica energetica e di tecnica energetica2

Comuni100

Altri partecipanti alla consultazione7

Totale prese di posizione 215

4. Sintesi dei principali temi

Dalla consultazione è emerso che la variante proposta dal Consiglio federale non ottiene la maggioranza. Pur essendo stata accolta con favore nelle sue linee generali, la flessibilizzazione del canone annuo delineata nel rapporto esplicativo è stata giudicata prematura, in particolare dai partiti rappresentati in Consiglio federale. La maggioranza dei Cantoni e dei Comuni è dell’opinione che la causa di eventuali situazioni deficitarie dei gestori non è da ricercare nel canone annuo, quanto piuttosto in decisioni politiche e aziendali errate. L’economia elettrica sostiene in massima parte che con la sola riduzione dell’aliquota massima del canone annuo e il previsto ulteriore finanziamento da parte dei produttori l’errore di sistema verrebbe mantenuto ancora per diversi anni. In regime di monopolio i costi del canone annuo potevano essere riversati sui consumatori, ma con la parziale liberalizzazione del mercato ciò non è più possibile per tutti i produttori di energia idroelettrica. Il settore sostiene invece l’immediata introduzione di una normativa flessibile in materia di canone annuo. La variante delineata nel rapporto esplicativo che prevede una riduzione del canone annuo solo per le centrali deficitarie è stata ampiamente respinta, in particolare poiché la sua esecuzione risulterebbe discriminatoria, complessa e onerosa.

È stata criticata dalla maggioranza anche la rigida limitazione temporale della normativa a tre anni; si propone invece di attendere fino a quando non saranno definite le future condizioni quadro, ad es. con un diverso market design.

[Art. 49 cpv. 1, 1bis e 2 prima frase] Tasse e canone annuo:

La riduzione prevista in una fase transitoria è l’aspetto maggiormente commentato dai partecipanti che, per la quasi totalità, la respingono. Solitamente chi paga il canone annuo chiede un’immediata flessibilizzazione e il finanziamento della quota fissa da parte della collettività e/o un canone annuo nettamente inferiore. Al contrario i beneficiari del canone annuo chiedono di attendere fino all’entrata in vigore del modello di mercato, ancora da elaborare; la maggioranza di questi non si ritiene responsabile di eventuali deficit dei gestori che imputa invece a errate decisioni politiche ed aziendali.

Variante alternativa (solo per le centrali deficitarie):

Anche l’alternativa proposta secondo cui a beneficiare della riduzione del canone annuo dovrebbero essere solamente le centrali fortemente deficitarie, è stata respinta dalla stragrande maggioranza dei partecipanti poiché comporta un notevole onere esecutivo supplementare, trasmette un segnale sbagliato, costituisce un’inutile ingerenza statale e comporta problemi di delimitazione.