Rapporto sui risultati

Consultazione 2017/48: Revisione della legge sulle forze idriche: normativa in materia di canoni per i diritti d'acqua dopo il 2019 · 35 pagine

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nel periodo transitorio l’aliquota massima subisca una riduzione più forte. Nel contempo nella LUFI (art. 49) andrebbe prevista una flessibilizzazione dei canoni annui in linea con i tempi a decorrere dal 2023 e sottoposta dal Consiglio federale all’Assemblea federale tempestivamente prima della scadenza del periodo transitorio di tre anni.

A favore dell’integrazione nella legge di una regolamentazione flessibile dal 2023 si sono espressi anche ewz, BKW e KWO. In questo caso BKW e KWO richiedono l’applicazione di un canone annuo di 41 Fr./kWl entro la fine del 2022. Anche La Goule sostiene la flessibilizzazione a partire dal 2023 e nel frattempo chiede una forte riduzione dei canoni annui. Come forma di compromesso, nella soluzione transitoria dal 2020 al 2022 SAK ritiene accettabile anche un’aliquota massima di 80 Fr./kWl.

A giudizio di Groupe E ritiene che la cancellazione dell’ultima frase dell’articolo 49 capoverso 1 riduca la sicurezza giuridica della legge e chiede pertanto di mantenerla.

Variante alternativa (solo per le centrali deficitarie):

La variante alternativa viene respinta da AES, ASEA, FFS, KWZ, SN Energie AG, swisspower, Axpo, Alpiq, ewz, Swisselectric VPE, SAK, Repower, IWB, Elektra, RADAG, DSV, La Goule e Groupe E.

Secondo ASEA, KWZ, SN Energie AG, EKW, SAK, Swisselectric, Repower, ewz, Groupe E, La Goule e DSV a causa delle difficoltà di delimitazione e del notevole onere amministrativo che comporta, tale regola è inefficace e inattuabile. Ma soprattutto un sistema di questo genere produrrebbe ulteriori disparità tra i produttori di energia idroelettrica; inoltre queste distorsioni della concorrenza andrebbero a discapito proprio delle centrali elettriche più redditizie. Secondo le FFS in questo modo impianti produttivi di diverso genere verrebbero messi in concorrenza tra di loro in nome della fonte energetica unitaria «forza idrica» e si creerebbe un nuovo fattore d’influenza che condurrebbe a indesiderate distorsioni nella concorrenza. Axpo motiva la propria opposizione, oltre che per l’onere amministrativo, con le seguenti ragioni: innanzitutto risulta una normativa transitoria più complessa e di fatto più flessibile rispetto alla futura normativa in materia di canone annuo. Essa poggia su caratteristiche individuali delle centrali elettriche e non sul prezzo generale di mercato, il che non è un approccio mirato per una normativa transitoria. Inoltre non è affatto sensato utilizzare i dati derivanti dall’esecuzione del premio di mercato, per la quale l’UFE sceglie consapevolmente un metodo di calcolo estremamente semplificato. In questo modo non è possibile determinare la redditività assoluta delle centrali elettriche. Per la stessa ragione non è attuabile nemmeno la variante posta in discussione. Infine un sistema di questo genere creerebbe ulteriori disparità di trattamento tra i gestori delle centrali elettriche e i partner. Le distorsioni della concorrenza che risulterebbero tra i produttori di energia idroelettrica andrebbero a discapito proprio delle centrali più redditizie. Secondo AES e Alpiq la variante alternativa è discriminatoria e onerosa sotto il profilo amministrativo; inoltre il diritto al premio di mercato non è una base decisionale adeguata. Swisspower e IWB, oltre ai motivi sopraelencati, adducono anche una disparità di trattamento dei clienti, soprattutto nell’ambito del servizio universale. Per AEK onyx e EKW la proposta è inefficace e irrealizzabile. Un sistema di questo tipo creerebbe ulteriori distorsioni nella concorrenza tra i produttori di energia idroelettrica, a discapito proprio delle centrali più redditizie.

Alpiq afferma che nel caso delle centrali partner non sono le centrali elettriche a essere deficitarie. I loro costi (incl. i canoni annui) vengono sempre sostenuti proporzionalmente dagli azionisti partner.

SAK osserva che le centrali idroelettriche con difficoltà economiche possono essere sostenute attraverso il premio di mercato per un ammontare di 120 milioni di franchi all’anno.

La situazione dei costi e dei ricavi della forza idrica svizzera secondo RADAG mostra chiaramente come la scarsa redditività sia un problema diffuso nel settore. Non serve intervenire puntualmente in singole sedi: bisogna ridurre in generale i canoni annui.