Rapporto sui risultati
Consultazione 2017/48: Revisione della legge sulle forze idriche: normativa in materia di canoni per i diritti d'acqua dopo il 2019 · 35 pagine
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Secondo USC una riduzione dell’aliquota massima del canone annuo a 80 Fr./kWl creerebbe problemi finanziari ai Comuni di montagna; inoltre il modello flessibile per la determinazione del canone annuo previsto per il periodo successivo al 2022 comporterebbe per questi Comuni ulteriori problemi, togliendo loro la sicurezza della pianificazione. Questa incertezza si ripercuoterebbe su molti altri settori, tra cui l’agricoltura (di montagna).
Le stime sulla situazione economica del settore idroelettrico presentate nel rapporto esplicativo secondo l’USS non sono sufficienti per giustificare una così elevata perdita di introiti per i Cantoni di montagna. Secondo Travailsuisse questa riduzione indiscriminata colpirebbe in modo eccessivo le finanze dei Cantoni e dei Comuni interessati, riducendo inoltre le misure a favore dell’ambiente.
L’USAM giudica problematica l’attuale normativa sui canoni annui e accetterebbe la revisione solamente se l’aliquota massima fosse al massimo di 41 Fr./kWl fino alla fine del 2022; dal 2023 il canone annuo dovrebbe essere eliminato senza sostituzione. In primo luogo le aliquote fisse del canone annuo non rappresentano reali segnali di prezzo, che costituirebbero degli indici di scarsità, bensì una tassa di concessione speciale. I canoni annui fanno solo aumentare il prezzo dell’elettricità, senza poggiare su una base di calcolo economica; inoltre rappresentano lo sfruttamento di una rendita oligopolistica. Secondariamente il canone annuo genera una ridistribuzione dagli utenti elettrici ai Cantoni: come ogni ridistribuzione danneggia il primo gruppo e in tal modo produce notevoli svantaggi concorrenziali in particolare per chi utilizza l’elettricità come fattore produttivo. Infine l’attuale normativa è inconciliabile con un’apertura del mercato.
Variante alternativa (solo per le centrali deficitarie):
Travailsuisse condivide la variante alternativa, ritenendo sensato fornire un sostegno solo se necessario.
ACS e Economiesuisse invece la respingono. In generale giudicano inutile una soluzione transitoria che comporterebbe inoltre un notevole onere amministrativo supplementare, oltre a punire e discriminare le centrali con una gestione efficiente e una produzione redditizia.
Flessibilizzazione del canone annuo (soluzione a medio-lungo termine):
Il modello con un canone annuo variabile orientato ai prezzi di mercato viene respinto da USS e USC, come pure da Travailsuisse. Secondo l’USS i costi infrastrutturali non sono flessibili e quindi non possono essere costretti in un modello di mercato. Inoltre se il design del mercato dell’energia elettrica non subirà un cambio radicale è probabile che i prezzi di mercato rimarranno bassi. Travailsuisse è a favore di un canone annuo costante con uno sgravio solo nei casi in cui sia necessario un sostegno. Il sistema attuale consente già riduzioni del canone annuo da parte dei Cantoni. Attuando un modello di canone annuo flessibile, come minimo la parte costante dovrebbe essere compresa tra 60 e 70 Fr./kWl.
[Art. 50a] Riduzione in caso di concessione di contributi d’investimento:
L’USS è favorevole al mantenimento dei termini attuali e appoggia una sospensione del canone annuo durante la costruzione oppure il rinnovamento o l’ampliamento di una centrale. Al contrario, considerando le nuove misure di promozione, giudica sufficiente una netta riduzione o il dimezzamento del canone annuo per sei anni dopo la messa in esercizio, come attualmente previsto nel capoverso 2.
[Art. 7] Per corsi d’acqua internazionali:
Travailsuisse approva la delega delle competenze al Consiglio federale per stipulare autonomamente accordi internazionali nel settore del diritto delle acque, come pure la precisazione delle competenze del Dipartimento.