Rapporto sui risultati

Consultazione 2017/48: Revisione della legge sulle forze idriche: normativa in materia di canoni per i diritti d'acqua dopo il 2019 · 35 pagine

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assolutamente necessaria e imprescindibile un’armonizzazione internazionale. La delega della competenza al Consiglio federale per stipulare accordi internazionali viene esplicitamente approvata. Groupe E chiede di sostituire nell’articolo 7 capoverso 1c la formulazione «nella misura prevista dal diritto cantonale» con «tenendo conto del diritto cantonale». Nell’articolo 7 capoverso 2 l’espressione «può stipulare» è sostituibile con «stipula», poiché la funzione di stipulare accordi internazionali dev’essere assunta in ogni caso dal Consiglio federale.

[Art. 51] Calcolo della potenza lorda:

RADAG sottolinea che la riforma del sistema concernente il canone annuo dovrebbe considerare anche il calcolo concreto del canone annuo e comprendere un esame della riorganizzazione in base alla produzione effettiva.

5.7. Prese di posizione dell’industria e dei servizi

GGS, FER e USIE appoggiano la proposta di riduzione del canone annuo. Secondo GGS i canoni annui sono stati introdotti per sostenere le regioni più deboli dal punto di vista strutturale in cui sono presenti centrali elettriche. Da allora a tal fine è stato istituito lo strumento della perequazione finanziaria. IGEB, Scienceindustries, Swissmem e CemSuisse respingono la proposta; sono propensi a una riduzione dei canoni annui, ma ritengono più appropriato, anziché prorogare di altri tre anni l’attuale sistema attraverso il previsto periodo transitorio, passare direttamente dal 2020 a un sistema conforme al mercato. Cinque degli otto partecipanti non condividono la variante alternativa. Un sistema per il canone annuo flessibile è accolto con favore da tutti i partecipanti. La proposta di riduzione in caso di concessione di contributi d’investimento è sostenuta da GGS e USIE.

[Art. 49 cpv. 1, 1bis e 2 prima frase] Tasse e canone annuo:

GGS, FER e USIE condividono l’intenzione di limitare l’importo e il modello di canone annuo per il periodo transitorio dal 2020 al 2022 a un’aliquota massima di 80 Fr./kWl.

Secondo GGS i canoni annui sono stati introdotti per sostenere le regioni più deboli dal punto di vista strutturale in cui sono presenti centrali idroelettriche. Da allora a tal fine è stato istituito lo strumento della perequazione finanziaria. Quest’ultima, e non il canone annuo, costituisce lo strumento corretto per la politica strutturale. Inoltre osserva come a causa dei prezzi bassi sul mercato dell’elettricità, gli aumenti dell’aliquota massima del 2011 e 2015 non risultano a posteriori giustificati. Allora questi aumenti erano stati giustificati con «l’aumento generale dei prezzi dell’energia elettrica e del valore della risorsa idrica» (iniziativa parlamentare «Canoni per i diritti d’acqua adeguati» CAPTE-S 2009), un’ipotesi che finora non si è avverata, al contrario. Applicando la stessa logica ora l’aliquota massima del canone annuo potrebbe essere nuovamente ridotta. Secondo la SIA una riduzione dei canoni annui renderebbe l’energia rinnovabile prodotta dalla forza idrica più redditizia rispetto ad altri vettori energetici e pertanto la sostiene.

Eventualmente GGS sostiene un modello successivo al 2020, nel quale la tassa di concessione dipende perlomeno in parte dai ricavi. Se la suddivisione in un contributo di base fisso, adattato al rincaro, per l’utilizzazione della risorsa idrica e una parte dipendente dai ricavi per il valore della produzione di elettricità così conseguita rappresenti o meno il modello appropriato, dovrà emergere da approfonditi colloqui con tutti i gruppi di interlocutori. Secondo FER si potrebbe in tal modo garantire la parità di trattamento delle aziende ed evitare confitti. Gli enti pubblici non si troverebbero in difficoltà, poiché il suddetto canone annuo corrisponde a quello del 2011.

IGEB, Scienceindustries, Swissmem e CemSuisse respingono la proposta. Swissmem e CemSuisse approvano una riduzione dei canoni annui, ma ritengono più appropriato, anziché prorogare di altri tre anni l’attuale sistema attraverso il previsto periodo transitorio, passare direttamente dal 2020 a un sistema conforme al mercato. Se contrariamente alla sua richiesta fosse mantenuto un contributo di base fisso, CemSuisse ritiene che dovrebbe essere il più possibile basso e addebitato al settore