Rapporto esplicativo
Consultazione 2019/41: Approvazione e trasposizione nel diritto svizzero (modifica della legge sulla protezione dei marchi) dell'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni d'origine e le indicazioni geografiche · 25 pagine
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è infatti significativamente più vantaggiosa rispetto a una procedura in virtù del diritto nazionale e maggiore sarà il numero di Paesi partecipanti maggiori saranno i vantaggi comportati dal sistema50.
L’Atto di Ginevra ha un grande potenziale anche per l’industria orologiera, che potrebbe beneficiare di una protezione internazionale più vantaggiosa dell’indicazione geografica «Swiss». Nel 2017, le società membro della Federazione dell'industria orologiera svizzera (FH) hanno registrato una cifra d’affari di 13,9 miliardi di franchi nei dieci principali mercati d’esportazione (di cui 4,6 miliardi di franchi negli Stati Uniti e a Hong Kong), il che equivale a oltre due terzi delle esportazioni mondiali51. La parte rimanente, pari a 6,1 miliardi di franchi, è invece stata realizzata nel resto del mondo. Mediante il sistema internazionale di Lisbona, la FH avrebbe la possibilità di registrare un marchio geografico in Svizzera, il che non dovrebbe comportare oneri troppo importanti in virtù dell’ordinanza di settore in vigore, e di proteggere l’indicazione geografica «Swiss» in tutti i Paesi contraenti. Per il momento la FH è titolare di marchi di garanzia solo negli Stati Uniti e a Hong Kong, i due principali mercati d’esportazione dei suoi membri. La registrazione di questo tipo di marchio si è rivelata molto onerosa in termini di tempo e denaro soprattutto negli Stati Uniti. Al momento, la FH sta esaminando la possibilità di richiedere la registrazione del marchio di garanzia o collettivo «Swiss» nell’UE, che, con l’Italia, la Germania e la Francia, include alcuni dei dieci principali mercati di esportazione. Poiché l’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona prevede costi di registrazione inferiori rispetto al sistema di Madrid, sarà più vantaggioso per l’industria orologiera tutelare le sue indicazioni geografiche anche nei Paesi nei quali la cifra d’affari è ancora contenuta e non solo nei principali mercati di distribuzione. Per l’industria orologiera svizzera, l’India non ha, per esempio, ancora espresso tutto il suo potenziale di crescita e rappresenta una grande sfida sotto il profilo delle utilizzazioni abusive dell’indicazione geografica «Swiss» per gli orologi. Per i fabbricanti di orologi svizzeri, l’Atto di Ginevra rappresenta quindi uno strumento semplice per tutelarsi dagli abusi a livello nazionale, a condizione che anche il Paese interessato aderisca all’Atto, e per sfruttare appieno il potenziale commerciale.
Regioni rurali
Come illustrato nel messaggio concernente il pacchetto agrario 95 (cfr. supra cap. 6.2), il sistema di registrazione delle indicazioni geografiche mira, tra le altre cose, a tutelare e a creare impieghi nelle regioni strutturalmente deboli, in particolare nelle regioni rurali. Secondo una stima dell’Associazione svizzera DOP-IGP si tratterebbe di 15 000 impieghi (a tempo pieno lungo tutta la catena di valore aggiunto)52. Complessivamente, circa l’8 per cento delle persone impiegate nel settore agricolo e dell’industria alimentare sarebbe quindi implicata nella produzione di prodotti protetti da una denominazione d’origine o da un’indicazione geografica53. La maggior parte di tali impieghi è effettivamente svolta nelle regioni rurali strutturalmente deboli ed è strettamente legata all’agricoltura. L’industria orologiera impiega invece quasi 55 000 persone54, per lo più nell’Arco giurassiano, dove le strutture sono poco sviluppate (il 91 % delle persone attive nell’industria orologiera e microtecnica lavora nei Cantoni di NE, BE, GE, JU, VD e SO)55. La semplificazione delle procedure per ottenere la protezione internazionale delle indicazioni geografiche svizzere e la conseguente espansione dei mercati di distribuzione contribuiranno a rafforzare l’attrattiva delle regioni periferiche.
Consumatori
I consumatori sono in genere disposti a pagare di più per un prodotto di qualità, che sia di provenienza svizzera o di altre regioni del mondo56. Le indicazioni geografiche aiutano i consumatori a riconoscere più facilmente i prodotti di qualità tra quelli presenti sul mercato. Grazie all’auspicato aumento di prodotti di qualità di provenienza estera provvisti di indicazione geografica, l’offerta di questo tipo di prodotti sarà più ricca. Anche i costi per la ricerca di prodotti di qualità si ridurranno grazie all’etichettatura. L’adesione della Svizzera all’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona comporterà quindi dei benefici per i consumatori riducendo al contempo i costi di transazione.
I prodotti muniti abusivamente di un’indicazione geografica, spesso meno cari, spariranno invece dal mercato svizzero o dovranno essere rinominati. Dal 1° dicembre 2016. per esempio, in virtù dell’accordo bilaterale stipulato con l’UE nell’ambito delle indicazioni geografiche protette, sono stati ritirati dal mercato o rinominati per essere venduti con un’altra denominazione, tutti i formaggi con la denominazione «Feta» non conformi all’elenco degli obblighi della DOP. La protezione conferita dall’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona avrebbe un effetto analogo. Non vi sono studi scientifici incentrati su questo effetto di sostituzione, ma si può immaginare che le conseguenze negative per i consumatori saranno relativamente marginali (adattamento alla nuova denominazione, scomparsa dal mercato di un prodotto finora consumato o costi aggiuntivi per il prodotto originale), a maggior ragione alla luce del fatto che il mercato mondiale dei prodotti dotati di indicazione geografica resterà anche in futuro un mercato di nicchia (cfr. supra cap. 6.3.2 «Produttori svizzeri»). L’uscita di scena delle contraffazioni e degli attori che traggono un indebito vantaggio tutelerà inoltre i consumatori dal rischio d’inganno.
50 Secondo le informazioni fornite dall'associazione di categoria del Gruyère, la procedura di registrazione dell’indicazione geografica in un Paese terzo dura mediamente tre anni e costa circa 10 000 franchi (tra spese per il personale, traduzioni, tasse di registrazione, ecc.). La registrazione mediante l’Atto di Ginevra dell’Atto di Lisbona prevede invece solo una tassa di 1000 franchi per il deposito internazionale presso l’OMPI, mentre sono stimati a 2000 franchi i costi interni a carico dell’associazione di categoria e le eventuali tasse di iscrizione nei Paesi di protezione designati. Presupponendo che 15 Paesi aderiscano all’Atto di Ginevra e che la Svizzera abbia già concluso accordi bilaterali con cinque di questi Paesi (o che l’associazione di categoria interessata abbia già acquisito la protezione individuale nel Paese in questione), le spese di registrazione nei rimanenti 10 Paesi ammonterebbero complessivamente a 3000 franchi, ossia 300 franchi per Paese (= 1000 franchi di tassa di registrazione + 2000 franchi di costi interni / 10). Questo importo corrisponde solo al 3 per cento dei costi di 10 000 franchi per indicazione geografica e Paese di cui sopra. I costi per Paese si riducono ulteriormente con ciascuna nuova adesione all’Atto di Ginevra di un Paese con il quale non è ancora stato concluso alcun accordo bilaterale o individuale.
51 Cfr. i dati sulle esportazioni della FH. I dieci principali mercati di distribuzione sono Hong Kong, Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Giappone, Italia, Singapore, Germania, Francia ed Emirati arabi uniti.
52 Associazione svizzera DOP-IGP, Les AOP & IGP suisses: regards sur 20 ans d’expériences, 2017 (in francese).
53 Fonte: Ufficio federale di statistica (UST), Statistica strutturale delle imprese STATENT.
54 Cfr. Convenzione padronale dell’industria orologiera svizzera (2018): Personal- und Betriebszählung der Schweizerischen Uhren- und mikrotechischen Industrie 2017 (in tedesco e francese).
55 Cfr. Convenzione padronale dell’industria orologiera svizzera (2018): Personal- und Betriebszählung der Schweizerischen Uhren- und mikrotechischen Industrie 2017 (in tedesco e francese).
56 Cfr p. es. Brändle Schlegel, Nicole; Gachet, Émilie (2012): Les moteurs de croissance de l’industrie suisse. In: La Vie économique 5/2012, pag. 10–13.