Rapporto sui risultati

Consultazione 2018/48: Stabilizzazione dell'AVS (AVS21) · 35 pagine

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USS e Travail.Suisse si oppongono all’aumento dell’età di riferimento delle donne, ritenendo indispensabile un dibattito al riguardo, fintanto che le persone tra i 50 e i 60 anni continueranno ad avere difficoltà a trovare un posto di lavoro. Secondo l’USS, il criterio determinante per la definizione dell’età di riferimento deve essere quello delle possibilità occupazionali e non la speranza di vita. L’organizzazione sindacale teme che l’aumento dell’età di riferimento delle donne comporti un trasferimento dei costi a carico di altre assicurazioni. Travail.Suisse si oppone all’aumento fintanto che non verranno realizzati consistenti miglioramenti anche a livello di parità salariale. A suo parere, considerata la limitata efficacia finanziaria della misura, l’accento andrebbe posto su un finanziamento supplementare stabile: la popolazione sarebbe più disposta a subire le conseguenze di un aumento dell’imposta sul valore aggiunto che quelle di un aumento dell’età di riferimento delle donne.

Circa la sostituzione dell’espressione «età di pensionamento ordinaria» con l’espressione «età di riferimento» si esprimono soltanto USAM e USC. Entrambe ritengono che la modifica terminologica non fornisca alcun valore aggiunto.

4.1.5 Organizzazioni femminili e di assicurati

Le organizzazioni che difendono gli interessi delle donne sono contrarie di principio all’aumento dell’età di riferimento delle donne. Tuttavia, numerose organizzazioni femminili (CFQF,

alliance F, FPS, USDCR, avanti donne, BPW, Frauenzentrale Zürich) non sono contrarie a

priori a un’armonizzazione dell’età di riferimento di donne e uomini. Alliance F, avanti donne e USDCR approverebbero la modifica soltanto con alcune riserve. Alliance F chiede che l’armonizzazione dell’età di riferimento venga realizzata in contemporanea almeno con la riforma della LPar, e che vengano adottate ulteriori misure per garantire la rapida realizzazione dell’obiettivo costituzionale della parità salariale. Avanti donne chiede in particolare che negli anni a venire l’età di riferimento di donne e uomini non venga aumentata oltre i 65 anni. L’USDCR approva l’aumento dell’età di riferimento delle donne a condizione che le misure compensative vengano estese.

Gli altri partecipanti sono del parere che occorra rinunciare all’aumento fintanto che non sarà stata eliminata la concreta discriminazione delle donne. A giudizio della Frauenzentrale Zürich, le disparità salariali esistenti non sarebbero un argomento fuori tema, bensì una causa reale della maggiore fragilità della popolazione femminile a livello di previdenza per la vecchiaia. La Frauenrechte beider basel ritiene che l’aumento dell’età di riferimento delle donne comporterà nuovi consistenti svantaggi per tutte le donne che al momento sono ancora in età lavorativa. SKF e Giuriste Svizzera si oppongono alla modifica, poiché a parer loro un’età di pensionamento diversa per uomini e donne costituisce una misura efficace per compensare il maggior carico che queste ultime devono spesso portare a partire dai 55 anni. FPS, SKF, Frauenzentrale Zürich, alliance F, Giuriste Svizzera e avanti donne chiedono che al prossimo adeguamento della LPP venga affrontato il problema della deduzione di coordinamento.

Le organizzazioni di aiuto ai disabili si pronunciano per la maggior parte a favore della modifica, oppure, con qualche riserva, a favore di un’armonizzazione dell’età di riferimento (Agile, Inclusion Handicap, VASK, PMS). VASK chiede al Consiglio federale di spiegare in che modo è possibile obbligare le imprese ad assumere in misura maggiore persone anziane. Cerebral si oppone di principio all’aumento, spiegando che, per prevenire discriminazioni ai danni di persone con un’attività lucrativa aventi diritto a prestazioni dell’AI, in caso di armonizzazione dell’età di riferimento il diritto a tali prestazioni andrebbe prolungato fino al compimento dei 70 anni. Numerose organizzazioni di aiuto ai disabili (VASK, Inclusion Handicap, Agile, FSA) chiedono che i costi supplementari causati all’AI dall’aumento dell’età di riferimento vengano compensati con un ammortamento dei debiti dell’assicurazione dello stesso ordine di grandezza.