Rapporto esplicativo
Consultazione 2009/45: Modificazione del Codice penale svizzero e del Codice penale militare concernente i simboli razzisti · 28 pagine
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oppure tali oggetti al fine di diffonderli o farne uso pubblicamente,
è punito con la multa.
2. Gli oggetti sono confiscati.
3. I numeri 1 e 2 non sono applicabili se l’utilizzazione o la diffusione pubblica dei simboli o degli oggetti persegue scopi culturali o scientifici degni di protezione.
6.2 Collocazione sistematica
I beni giuridici tutelati dal nuovo articolo sono, come nel caso dell’articolo 261bis CP vigente (discriminazione razziale), la dignità umana e la tranquillità pubblica. Chiunque utilizza e diffonde pubblicamente simboli razzisti, in particolare simboli del nazionalsocialismo oppure loro varianti, viola la dignità umana, poiché discrimina in pubblico i membri di una determinata razza, etnia o religione. Ma tale forma di discriminazione razziale costituisce anche una minaccia per la tranquillità pubblica ed è per questo motivo che si propone di inserire l’articolo 261ter AP-CP nel titolo dodicesimo del Codice penale (Dei crimini o dei delitti contro la tranquillità pubblica).
6.3 Cosa sono i simboli razzisti, le loro varianti e gli oggetti che li raffigurano o li comprendono?
La nozione di «simbolo» non comprende soltanto le bandiere, i distintivi, ecc. bensì anche il saluto nazista oppure altre forme di saluto o di espressione. Cosa s’intende per simboli razzisti? È praticamente incontestato che i simboli che si rifanno al nazionalsocialismo come la croce uncinata (anche rovesciata), le rune della vittoria (in particolare l’unione della doppia «S» stilizzata dalla quale fu creato il simbolo delle SS) o anche il saluto nazista ne facciano parte. I simboli del nazionalsocialismo vengono dunque espressamente menzionati nel nuovo articolo 261ter AP-CP. L’articolo 261ter AP-CP menziona anche oggetti che raffigurano o comprendono tali simboli o loro varianti. In tale contesto si pensi ad esempio alla raffigurazione di un simbolo sulla copertina di CD o DVD oppure di un libro. Potrebbe anche trattarsi di un busto del «Führer», di una fascia bracciale con la svastica o un altro emblema cucito su un indumento. Il testo menziona pure espressamente le varianti di tali simboli, ossia quelle rappresentazioni che manifestano una forte somiglianza con i simboli che attualmente sono riconosciuti in modo inequivocabile come di natura razzista (croce uncinata, saluto nazista) o che negli ambienti di estrema destra sono utilizzati in sostituzione di quest’ultimi, come ad esempio il cosiddetto saluto di Kühnen (Kühnengruss), che costituisce una variante del saluto nazista. In occasione di manifestazioni di estrema destra in vece del saluto di Kühnen o del saluto nazista viene sovente anche utilizzato il braccio destro levato con tre dita della mano protese, noto anche come giuramento del Rütli. Anche questi simboli dovranno in futuro essere considerati razzisti se utilizzati pubblicamente e in un contesto razzista.
Più problematica si presenta la questione quando vengono utilizzati simboli che rivestono un significato per i membri di un movimento, ma sono sconosciuti alle persone che non ne fanno parte. In tale ambito va ad esempio menzionato il look degli skinhead89: la testa rasata, gli
89 La scena degli skinhead è tuttavia molto eterogenea e gli skinhead tradizionali si distanziano decisamente dai cosiddetti «Boneheads» (gli skinhead di estrema destra). Tali differenze sono difficili da cogliere per il profano. In merito si veda in particolare l’ottima introduzione di KLAUS FARIN / E- BERHARD SEIDEL-PIELEN, Skinheads, 5a edizione rielaborata e ampliata, Monaco di Baviera 2002.