Rapporto sui risultati
Consultazione 2012/48: Approvazione del Protocollo di Nagoya sull'accesso alle risorse genetiche e la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione e la sua attuazione (LF sulla protezione della natura e del paesaggio) · 36 pagine
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Rapporto sulla procedura di consultazione sul Protocollo di Nagoya Pag. 12
Organizzazioni di protezione
Tutte le organizzazioni di protezione fanno valere il fatto che l’obbligo di condivisione dei benefici secondo l’articolo 5 del Protocollo di Nagoya si riferisce sia alla fase di utilizzazione, conformemente all’articolo 2 lettera c del Protocollo di Nagoya, sia alla fase di impiego successivo. Siccome i vantaggi finanziari essenziali sono prodotti durante questa seconda fase, occorre completare l’articolo articolo 23n come segue:
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Il capoverso 1 lettera a è soddisfatto se, conformemente al Protocollo di Nagoya, i benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche nonché dall’impiego e dalla commercializzazione successivi sono condivisi in modo giusto ed equo con la Parte che ha messo a disposizione le risorse, e cioè con il Paese di origine di tali risorse o con la Parte che ha acquisito le risorse genetiche conformemente alla Convenzione. Questa condivisione si basa su termini reciprocamente concordati.
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L’accesso di cui al capoverso 1 lettera b è legale se è in accordo, conformemente alla Convenzione sulla diversità biologica e al Protocollo di Nagoya, con le norme interne in materia di accesso (nuovo) alle risorse genetiche, previa approvazione in conoscenza di causa, nonché in materia di condivisione dei benefici della Parte del Protocollo che ha messo a disposizione le risorse.
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Capoverso 4 precedente
Tutte le 11 organizzazioni di protezione ad eccezione di ASPU e WWF chiedono inoltre di invertire le lettere a e b dell’articolo 23n capoverso 1.
Altre associazioni
AIPPI sostiene che al capoverso 1 manca la chiarezza necessaria sui punti lasciati in sospeso dal Protocollo di Nagoya. Secondo AIPPI dovrebbero ad esempio rientrare nel campo di applicazione delle disposizioni solo le risorse genetiche che contengono effettivamente materiale riproducibile e non i prodotti biotecnologici cosiddetti «derivati». In questo punto bisognerebbe anche menzionare le risorse genetiche che non rientrano nel campo di applicazione del Protocollo di Nagoya poiché sottostanno ad altri accordi internazionali. Il capoverso 1 lettera b dovrebbe inoltre esigere che sia stata negoziata una giusta ed equa condivisione dei benefici.
Interpharma e Intergenerika criticano il fatto che il campo di applicazione non è chiaro. In particolare per gli agenti patogeni e i parassiti occorre disciplinare se essi rientrano tra le «risorse genetiche». Un’interpretazione ragionevole dell’articolo 2 del Protocollo di Nagoya porta a concludere che gli agenti patogeni e i parassiti sono esclusi dal campo di applicazione. Il campo di applicazione va pertanto disciplinato nella legge. Essendo già garantito che sono stati negoziati MAT, l’articolo 23n capoverso 1 lettera b va troppo in là. La disposizione va adeguata come segue:
b. siano state negoziate disposizioni sulla giusta ed equa condivisione dei benefici ottenuti.
Interpharma e Intergenerika rilevano di sostenere per principio l’introduzione di un obbligo di diligenza. Deve però valere il principio secondo cui sussiste un obbligo di conservazione solo se l’impiego delle risorse genetiche rientra nell’obbligo di diligenza. Nell’ambito dell’obbligo di diligenza devono essere conservati i seguenti documenti/informazioni: il certificato (Prior informed consent PIC/Mutually agreed terms MAT) e/o una conferma equivalente della legalità dell’accesso alle risorse genetiche e il contratto ABS. In caso di accesso non diretto alle risorse genetiche, l’obbligo di diligenza va inoltre inteso nel senso che è possibile chiedere all’acquirente delle risorse genetiche di procurarsi una dichiarazione del fornitore concernente la conformità con il Protocollo di Nagoya. Condizioni che vanno oltre devono invece essere escluse. Nell’interesse della certezza del diritto, il genere di documenti da conservare e di conseguenza il contenuto dell’ordinanza dovrebbero essere noti prima della modifica della LPN.
Intergenerika rileva che per le società di distribuzione di generici che operano in Svizzera, ma sono in parte a vocazione internazionale, è importante assicurare una chiara delimitazione territoriale dell’obbligo di notifica. Occorre garantire che gli obblighi di diligenza e di notifica si riferiscano sempre solo alle attività in Svizzera.
Come Interpharma e Intergenerika, ASD e Scienceindustries criticano il fatto che il campo di applicazione delle attività a cui sono applicabili le disposizioni del Protocollo di Nagoya non è chiaro e avanzano la stessa richiesta concernente gli agenti patogeni e i parassiti. L’ordinanza dovrà precisare se ad esempio per le raccolte di ceppi/banche di geni è sufficiente un’attestazione del fornitore o se bisogna procedere ad accertamenti nel Paese di origine in ogni caso. L’articolo 23n capoverso 1 lettera b va stralciato, poiché il requisito della legalità dell’accesso (art. 23n cpv. 1 lett. a) presuppone già la condivisione dei benefici ai sensi del Protocollo di Nagoya e la negoziazione di MAT.