Rapporto esplicativo
Consultazione 2019/53: Legge federale sulle prestazioni transitorie per i disoccupati anziani · 33 pagine
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Tabella 2 – Uomini attivi per fasce d’età, andamento rilevato e atteso (2025, 2035)
In migliaia di persone e in %
Anno Proiezione Variazione Quota
∆ 2010-2018, ∆ 2010-2035,
2010 2015 2018 2025 2035 2010 2015 2018 2025 2035 Fascia d’età all’anno all’anno
15-24 anni 324 315 313 306 337 -0,4 % 0,2 % 14 % 12 % 12 % 11 % 12 % 25-39 anni 762 815 844 861 844 1,3 % 0,4 % 32 % 32 % 32 % 32 % 30 % 40-54 anni 871 912 896 898 983 0,4 % 0,5 % 36% 36 % 34 % 33 % 35 %
55-64 anni 365 406 451 507 477 2,7 % 1,1 % 15% 16 % 17 % 19 % 17 % 65 anni e più 74 103 113 132 158 5,4 % 3,1 % 3 % 4 % 4 % 5 % 6 % Totale 2396 2550 2616 2705 2797 1,1 % 0,6 % 100 % 100 % 100 % 100 % 100 %
Fonte: UST
A confronto con l’estero, la popolazione attiva in Svizzera è e rimane ben integrata nel mercato del lavoro. Il tasso d’attività (quota delle persone attive sulla popolazione di riferimento) diminuisce sì con l’età, soprattutto a partire dai 50-55 anni, ma nel confronto internazionale e diacronico la Svizzera presenta già da molti anni tassi d’attività elevati (e da qualche tempo addirittura in lieve rialzo) nella popolazione sopra i 55 anni.
All’età di 57 anni, vale a dire un anno prima dell’età minima per beneficiare di una rendita del 2° pilastro, circa il 90 per cento degli uomini e l’80 per cento delle donne sono ancora attivi sul mercato del lavoro. Se riferiti agli equivalenti a tempo pieno (ETP), il divario tra i tassi d’attività degli uomini e quelli delle donne è maggiore: queste ultime presentano valori inferiori, perché lavorano più spesso a tempo parziale (e questo fino all’età di pensionamento legale). In questi ultimi 20 anni, il tasso d’attività è aumentato soprattutto presso le donne anziane. Negli ultimi due decenni, il tasso d’attività è aumentato fortemente in particolare presso le donne di 62 e 63 anni, dato che nel 2001 e nel 2005 l’età di pensionamento ordinaria (legale) è stata innalzata; peraltro, questo ha comportato anche un aumento dei tassi d’attività delle donne di età inferiore, segnatamente tra i 55 e i 60 anni.
1.1.4.2 Tasso di disoccupazione e prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione
In Svizzera i lavoratori anziani sono relativamente ben integrati nel mercato del lavoro e hanno una situazione lavorativa più stabile rispetto ai giovani. Sono infatti meno esposti alle fluttuazioni congiunturali, perché per esempio sono più raramente assunti a tempo determinato. Di conseguenza i tassi di disoccupazione dei lavoratori anziani risultano sempre inferiori sia nelle statistiche della SECO che in quelle dell’UST, che permettono un confronto interazionale in quanto rilevano il tasso di disoccupazione ai sensi dell’ILO (International Labour Organisation). I dati sulla disoccupazione della SECO includono tutte le persone che sono registrate come in cerca di lavoro presso un ufficio regionale di collocamento (URC), non conseguono un guadagno intermedio e non partecipano a PML di lunga durata, a prescindere dal fatto che ricevano o meno prestazioni dell’AD. A titolo complementare, l’UST rileva il tasso di disoccupazione ai sensi dell’ILO, comparabile a livello internazionale, che tiene conto di tutti i disoccupati in cerca di lavoro. Questo tasso è nettamente più elevato, poiché include anche le persone non registrate presso gli URC.
La tabella 3 mette a confronto i tassi di disoccupazione dell’UST e della SECO per varie fasce d’età. Dopo aver registrato un aumento più marcato rispetto alle altre fasce d’età nel 2015, negli anni successivi il tasso di disoccupazione ai sensi dell’ILO dei 55-64enni ha avuto un andamento analogo a quello complessivo. Nel 2018 esso si è attestato al 4 per cento, vale a dire 0,7 punti percentuali al di sotto della media. Anche il tasso di disoccupazione della SECO per questa fascia d’età era inferiore alla media. Lo scarto si è tendenzialmente ridotto dal 2015, poiché la disoccupazione dei lavoratori delle fasce più giovani ha registrato una diminuzione nettamente più marcata durante l’ultimo periodo di ripresa economica, un’evoluzione che riflette la sua maggiore reattività alle fluttuazioni congiunturali.