Rapporto sui risultati

Consultazione 2024/34: Modifica della legge federale sul diritto fondiario rurale (attuazione della mozione 22.4253 CET-S «Disgiungere il diritto fondiario rurale dalla PA22+») · 37 pagine

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Numero dell’incarto: BLW-214.5-3/11

è necessaria (né possibile) una decisione del tribunale. Una pretesa relativa al regime dei beni può sorgere anche qualora il tribunale ordini la separazione dei beni per proteggere l’unione coniugale (art. 172 cpv. 3 CC, art. 176 cpv. 1 n. 3 CC). L’aggiunta «da una sentenza di divorzio o di separazione» e il requisito di una decisione del tribunale sono fuori luogo e costituiscono una limitazione ingiustificata, pertanto devono essere soppressi. Tali restrizioni sono inoltre in contraddizione con l’obiettivo di rafforzare la posizione dei coniugi.

Altre richieste e osservazioni: DSP chiede che siano considerate coltivatori diretti anche le

organizzazioni che gestiscono aziende sperimentali a fini di ricerca e sviluppo agricolo o per la fornitura di servizi di carattere scientifico.

Wolf Advokatur propone di sostituire, in tutto il progetto, la coppia di termini «azioni e quote sociali»

con il termine generico «quote di partecipazione». Il progetto, infatti, non è coerente da questo punto di vista (cfr. art. 9 cpv. 3 e art. 61 cpv. 1 LDFR). Suggerisce altresì di sostituire il termine utilizzato nel progetto preliminare, ovvero «società anonima e società a garanzia limitata» (piuttosto macchinoso), con «società di capitali» (art. 2 lett. c LFus). Wolf Advokatur ritiene che la proposta secondo cui una quota pari a un quarto possa essere acquisita da non coltivatori diretti debba essere valutata in modo critico. In caso di acquisto da parte di più persone fisiche in proprietà collettiva (comproprietà o

proprietà comune), tutte le persone fisiche devono soddisfare i requisiti della coltivazione diretta, se l’atto giuridico è soggetto all’obbligo di autorizzazione all’acquisto. Ciò corrisponde effettivamente alla giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale. Tuttavia, occorre tener conto del fatto che così si apre una porta agli atti elusivi. Se nel caso di acquisto in proprietà comune (comproprietà, proprietà comune o società di persone) tutte le persone fisiche devono soddisfare i requisiti della coltivazione diretta, non si capisce perché ciò non debba valere anche per l’acquisto da parte di società di capitali. In questo senso, la regolamentazione proposta non contribuisce affatto all’obiettivo dichiarato del progetto, ossia rafforzare la posizione del coltivatore diretto. Ai sensi dell’articolo 9 capoverso 3 LDFR, le quote di partecipazione possono essere detenute solo da persone fisiche, il che equivale a un divieto di strutture di holding. Il fatto che il rapporto esplicativo (pag. 24) paragoni tale divieto a presunti «gruppi di imprese» che andrebbero evitati è, secondo Wolf Advokatur, semplicemente sbagliato e fuorviante. Una holding e un gruppo non sono affatto la stessa cosa. Secondo il parere di Wolf

Advokatur, le strutture di holding nelle relazioni tra una società madre e le società affiliate dovrebbero essere autorizzate, a condizione che le quote nella holding siano detenute da coltivatori diretti. Una struttura di holding consente, ad esempio, a un’azienda orticola di gestire la produzione in una società affiliata e la trasformazione in un’altra società affiliata. Perché ciò dovrebbe essere vietato? Se il Tribunale federale approva l’ammissibilità delle persone giuridiche (DTF 140 II 233), è logico che anche le società madri e affiliate debbano essere autorizzate. Il Tribunale federale esige che le società agricole di capitali detengano unicamente patrimoni agricoli. Esso afferma infatti (DTF 140 II 233, c. 3.2.3) che il proprietario (titolare di quote) che svolge anche altre attività di rilievo oltre all’agricoltura è tenuto a gestirle tramite società separate che non abbiano nulla a che fare con l’attività agricola.

Pertanto, è incoerente e contraddittorio che la legge (e il Tribunale federale) vietino tali società

consociate mediante il divieto di holding. Alcuni esempi concreti di applicazione sono: aziende orticole con propria attività di commercializzazione, aziende campicole con rilevanti attività di contoterzismo, aziende dedite al commercio di bestiame. Per tali aziende, una struttura con società consociate può essere opportuna. Esiste anche la possibilità di trasferire in un secondo tempo l’impresa non agricola o le relative quote ai discendenti non attivi in agricoltura. Strutture di holding semplici nel rapporto madre- affiliata dovrebbero dunque essere autorizzate.

Wolf Advokatur esige l’introduzione di una disposizione transitoria. Le modifiche proposte possono infatti avere ripercussioni anche sul diritto civile (divorzio, divisione ereditaria, collazione e riduzione, ad es. art. 18 LDFR).

Wolf Advokatur propone anche di disciplinare il diritto agli utili derivanti dalle quote di partecipazione. Chiede infine che l’acquisto da parte di una fondazione di utilità pubblica sia autorizzato, a condizione che lo scopo della fondazione consista nella conservazione a lungo termine di aziende agricole e che l’azienda da acquistare sia concessa in affitto integralmente e a lungo termine dalla fondazione stessa.