Rapporto sui risultati

Consultazione 2025/1: Promozione dell’attività lucrativa di persone con statuto di protezione S e agevolazione dell’ammissione di cittadini di Stati terzi che hanno conseguito una formazione in Svizzera: modifica della legge sugli stranieri e la loro integrazione, della legge sull’asilo, dell’ordinanza sull’ammissione, il soggiorno e l’attività lucrativa e dell’ordinanza sull’integrazione degli stranieri · 34 pagine

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chiedono modalità differenziate, proporzionate e orientate alla pratica. Approvano l’obiettivo della misura, ma esprimono riserve in merito a obblighi generali o possibili effetti disincentivanti.

Gewerbeverein si pronuncia a favore della misura, ma sottolinea la necessità di improntare le offerte d’integrazione al posto di lavoro, alla pratica e alle esigenze delle PMI, per esempio mediante praticantati o stage d’orientamento. Respinge le sanzioni sotto forma di riduzioni dell’aiuto sociale e chiede piuttosto incentivi positivi come accrediti per l’integrazione, assistenza mirata o offerte di coaching per le imprese.

Diverse organizzazioni – tra cui AsyLex, AIS, AvenirSocial, Plateforme Traite, Solidarité sans Frontières, SOS, CRS, UNHCR e SCCA – sottolineano la necessità di tenere adeguatamente conto delle condizioni di vita individuali, in particolare degli obblighi di assistenza (p. es. famiglie monoparentali o con bambini in età scolare), malattie croniche o disturbi psichici. Un obbligo generale di partecipare alle misure d’integrazione è ritenuto problematico. Queste organizzazioni criticano soprattutto le sanzioni sotto forma di riduzioni dell’aiuto sociale, poiché potenzialmente controproducenti e d’ostacolo all’integrazione. UNHCR raccomanda di ricorrere a strumenti vincolanti come le sanzioni solo come ultima ratio e di continuare a osservare le esigenze specifiche delle persone con un passato di fuga.

Anche AsyLex, OSAR e FSM rimandano ai risultati di recenti ricerche scientifiche secondo cui la libera scelta, la stipula di convenzioni individuali e la consulenza producono risultati più duraturi in termini di integrazione rispetto a misure di pressione. L’OSAR chiede inoltre un’applicazione moderata, da parte dei servizi sociali, dell’obbligo di partecipare a misure d’integrazione e reintegrazione, sempre preceduta da un accertamento del potenziale volto a stabilire la reale concorrenzialità sul mercato e che tenga conto della realtà di vita delle persone interessate.

CDI e FP condividono questa valutazione e chiedono un’analisi approfondita e preventiva del potenziale da parte dei servizi sociali nonché un numero sufficiente di offerte per gruppi specifici – anche in considerazione degli obblighi di assistenza e dei problemi di salute delle persone interessate. CDI sottolinea inoltre la necessità di garantire a lungo termine il finanziamento di tali misure anche quando sarà terminato il Programma S.

CFM approva l’estensione dell’obbligo di partecipare agli strumenti cantonali d’integrazione e reintegrazione, ma chiede di continuare a tutelare gli interessi degni di protezione degli interessati. OIM considera in linea di massima ammissibile il collegamento tra le misure d’integrazione e le prestazioni dell’aiuto sociale, purché sia proporzionale, disciplinato in modo chiaro dalla legge e non discriminatorio.

b. Rifiuto

Alcune cerchie interessate respingono l’obbligo di partecipare a misure d’integrazione nella forma in cui è stato proposto.

USS si dice fermamente contraria alle riduzioni dell’aiuto sociale, il quale copre soltanto il minimo vitale sociale. Anziché sanzioni, l’USS chiede incentivi finanziari e condizioni quadro atte a promuovere la libera partecipazione delle persone con statuto di protezione S. Eventuali riduzioni devono imperativamente tenere conto delle condizioni di vita individuali, come gli obblighi di assistenza.