Rapporto esplicativo
Consultazione 2007/63: Iniziativa parlamentare 03.436 „Imparzialità delle campagne elettorali“ · 34 pagine
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In una democrazia diretta, l’incitamento al dibattito politico non deve essere limitato ai partiti. Se questi sono indispensabili alla dimensione rappresentativa della democrazia, soprattutto quando le elezioni avvengono secondo il sistema proporzionale, l’esercizio dei diritti politici è libero, particolarmente nel caso del referendum, che può essere indetto da otto Cantoni o da 50 000 elettori. Ai promotori di un referendum non sono poste esigenze di unità e neppure di omogeneità: possono chiedere che un atto normativo sia sottoposto al voto del Popolo anche se per motivi in totale opposizione tra loro. Su dieci referendum che riescono, meno di sei sono promossi da un solo comitato. Malgrado la varietà delle possibili situazioni, il presente progetto accorda un tempo d’antenna gratuito su tutte le reti la cui concessione è finanziata mediante il canone all’insieme degli attori politici che hanno causato un referendum contro un atto federale (cpv. 4). Se sono riusciti tanto un referendum dei Cantoni come un referendum popolare, il tempo d’antenna è ripartito tra i Cantoni e i comitati referendari (cpv. 5). Se diversi comitati hanno contribuito alla riuscita di un referendum popolare, il tempo d’antenna è suddiviso in maniera proporzionale al numero di firme presentate. Questa regola non può essere applicata ai Cantoni (cpv. 6) perché ogni Cantone contribuisce alla domanda di referendum con un voto.
Il modo di esporre lo scopo del referendum nel messaggio trasmesso dalle emittenti detentrici di concessione con partecipazione al canone e la scelta del presentatore spettano ai governi cantonali se si tratta di referendum dei Cantoni e al comitato referendario nel caso di referendum popolare. Se diversi comitati hanno contribuito alla riuscita del referendum, ciascuno decide come utilizzare la propria parte di tempo d’antenna, oppure i comitati si mettono d’accordo su un messaggio comune e sulla sua presentazione da parte dei rispettivi rappresentanti.
Un’iniziativa popolare può essere lanciata da un qualsiasi gruppo di persone, in particolare un comitato ad hoc costituito per la circostanza. In una democrazia diretta non si può restringere ai soli partiti l’incitamento al dibattito politico. Tuttavia, poiché, a differenza del referendum, l’iniziativa popolare non consiste unicamente nel chiedere una votazione popolare, ma offre una grande libertà di concezione sul piano materiale, è esclusa la formazione di coalizioni disomogenee. I promotori di un’iniziativa, infatti, non possono che essere favorevoli al progetto presentato. La legge stabilisce che un’iniziativa popolare deve avere per autore un comitato costituito di 7 a 25 elettori (art. 68 cpv. 1 lett. e LDP). Questo comitato d’iniziativa è l’organo designato per usufruire del diritto del tempo d’antenna gratuito su tutte le emittenti detentrici di una concessione con partecipazione al canone, e quindi per determinare come e da chi sarà presentato il messaggio.
Al pari dei comitati d’iniziativa, dei comitati referendari e dei governi dei Cantoni che hanno promosso un referendum, anche i partiti sono liberi di scegliere il modo in cui vogliono presentare i rispettivi messaggi e la persona alla quale intendono affidarne la presentazione sulle emittenti detentrici di concessione con partecipazione al canone. Per essere iscritti nel registro dei partiti politici, i partiti federali hanno l’obbligo legale di rivestire la forma giuridica di associazione (art. 76a cpv. 1 lett. a LDP); devono inoltre aver fornito alla Cancelleria federale il nome previsto negli statuti e la sede del partito; il nome e l’indirizzo delle persone preposte alla presidenza e alla gestione del partito a livello nazionale nonché un esemplare degli statuti vigenti (art. 76a cpv. 2 lett. a–c LDP).
Anche i partiti minori, che non hanno un numero di deputati sufficienti per costituire un gruppo parlamentare, possono determinare come e da chi il loro messaggio sarà