Rapporto esplicativo

Consultazione 2014/148: Revisione dell'ordinanza sulla protezione delle acque del 28 ottobre 1998 (OPAc) · 29 pagine

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Riferimento/Numero d'incarto: M473-0796

Capoverso 3

La zona S2 viene delimitata soltanto nelle captazioni d’acqua sotterranea e non attorno alla zona S1 degli inghiottitoi.

Negli acquiferi in roccia carsica o fessurata fortemente eterogenei, per il dimensionamento della zona S2 deve essere rispettata soltanto l’esigenza secondo cui la distanza fra la zona S1 e il limite esterno della zona S2, nel senso di scorrimento, è di almeno 100 metri (con una possibile eccezione nel caso di una protezione equivalente assicurata da strati di copertura meno permeabili e intatti anche in zone di protezione più piccole). Anche negli acquiferi in materiale sciolto e negli acquiferi in roccia carsica o fessurata debolmente eterogenei si applica questa esigenza; inoltre, continua a essere valida l’esigenza secondo cui il tempo di scorrimento delle acque sotterranee nella zona S2 deve essere di almeno 10 giorni. Con la modifica dell’ordinanza, il tempo di permanenza di 10 giorni delle acque sotterranee dal limite esterno della zona S2 fino alla captazione è valido per ogni stato idrologico, cioè, diversamente da quanto avviene oggi, non si considera soltanto il livello basso dell’acqua. Di fatto, vi sono siti in cui la velocità e la direzione del deflusso variano in modo considerevole a seconda della situazione idrologica. In tali siti, ai fini del dimensionamento della zona S2,

devono essere tenute in considerazione tutte le situazioni, in particolare quelle sfavorevoli. Anche con la modifica dell’ordinanza, il periodo di permanenza dell’acqua nel sottosuolo insaturo non sarà preso in considerazione.

Numero 124 Zona S3

Le disposizioni relative alla zona S3 negli acquiferi in materiale sciolto e negli acquiferi in roccia carsica o fessurata debolmente eterogenei restano sostanzialmente invariate. Negli acquiferi in roccia carsica o fessurata fortemente eterogenei le zone S3 non vengono più delimitate.

Numero 125 Zone Sh e Sm

Capoverso 1

Le zone Sh e Sm devono proteggere l’acqua captata in misura tale che, al di là

dell’inquinamento naturale, essa non venga anche danneggiata sotto il profilo quantitativo o minacciata sotto il profilo quantitativo in misura rilevante. Per raggiungere tale obiettivo, devono impedire che vengano costruiti impianti o svolte attività che inquinano le acque sotterranee o ne pregiudicano l’idrodinamica.

Invece, diversamente dalle zone di protezione delle acque sotterranee negli acquiferi in materiale sciolto e negli acquiferi in roccia carsica o fessurata debolmente eterogenei, le zone Sh e Sm non possono in molti casi garantire che gli agenti patogeni pervengano nella captazione d’acqua sotterranea sempre soltanto in quantità innocue e che, in caso di minaccia immediata (ad es. incidenti con sostanze suscettibili di inquinare le acque), vi sia sufficiente tempo e spazio per le misure di risanamento.

Capoverso 2

Come criterio per il dimensionamento delle zone Sh e Sm si adotta la valutazione della vulnerabilità (sensibilità) delle acque sotterranee rispetto alle influenze esterne. Ai fini della delimitazione della zona Sh occorre in particolare prestare attenzione alla minaccia allo sfruttamento dell’acqua potabile rappresentata dall’applicazione di concime aziendale o di concime ottenuto dal riciclaggio. Le aree all’interno del bacino imbrifero di una captazione senza uno strato continuo di suolo ben strutturato presentano normalmente una vulnerabilità elevata e pertanto sono di norma delimitate come Sh. Se si dovesse ritenere che malgrado la presenza di uno strato continuo di suolo ben strutturato anche l’applicazione professionale di concime aziendale o di concime ottenuto dal riciclaggio potrebbe rappresentare una minaccia allo sfruttamento dell’acqua potabile (ad es. perché lo strato del suolo non presenta una sufficiente capacità di assorbimento dei concimi liquidi applicati), le aree devono essere delimitate anche come zone Sh. Ai fini della valutazione della vulnerabilità, il fattore suolo ha quindi un peso maggiore rispetto a ora. Ciò verrà precisato in un aggiornamento della guida pratica concernente la delimitazione delle zone di protezione negli acquiferi in roccia carsica.

23/29 18/2008-00020/1047/01/02/02/06/03/M473-0796