Rapporto esplicativo

Consultazione 2014/148: Revisione dell'ordinanza sulla protezione delle acque del 28 ottobre 1998 (OPAc) · 29 pagine

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Riferimento/Numero d'incarto: M473-0796

zione delle risorse e di un approvvigionamento idrico sostenibili, in particolare, anche perché le captazioni d’acqua sotterranea in questione spesso rappresentano l’unica possibilità di approvvigionamento e reperire altra acqua potabile significa per lo più affrontare un onere sproporzionato. La seconda non è efficiente poiché le restrizioni all’utilizzazione su ampie superfici limiterebbero gravemente lo sviluppo economico e la vita della popolazione locale, senza che venisse comunque effettivamente realizzata la funzione protettiva prevista nelle zone S2 e S3 (cfr. sopra). In questi casi, le misure pianificatorie di protezione non sono in grado di garantire da sole la qualità dell’acqua potabile e la preparazione dell’acqua potabile è spesso inevitabile nonostante tutte le misure di protezione.

Pertanto, la presente revisione prevede all’allegato 4 OPAc che in sede di delimitazione delle zone di protezione delle acque sotterranee, anche con riferimento agli obiettivi di protezione e alle restrizioni all’utilizzazione necessarie al loro conseguimento, occorre distinguere tra:

• acquiferi in materiale sciolto e acquiferi in roccia carsica o fessurata debolmente etero-

genei nonché

• acquiferi in roccia carsica o fessurata fortemente eterogenei.

Per quanto concerne gli acquiferi in materiale sciolto e gli acquiferi in roccia carsica o fessurata debolmente eterogenei, la regolamentazione in vigore, che ha dimostrato la sua efficacia, rimane in massima parte invariata.

Tra gli acquiferi in roccia carsica debolmente eterogenei rientrano gli acquiferi carsificabili che però di fatto non sono carsificati o lo sono solo debolmente (ad es. spesso in calcari silicei o rocce dolomitiche). Simili acquiferi si contraddistinguono spesso per i bacini imbriferi di minor dimensione e per le captazioni con sorgenti di minor portata.

Invece, ai sensi dell’OPAc, per acquiferi in roccia carsica fortemente eterogenei si intendono gli acquiferi che presentano il comportamento tipico delle rocce carsiche, cioè elevate velocità di deflusso, rete carsica estesa come pure variazioni marcate e rapide della portata (per la spiegazione della nozione di «acquifero in roccia carsica» si rimanda a pag. 14 della guida pratica sulla cartografia della vulnerabilità in regioni carsiche, disponibile in tedesco (EPIK) (Kartierung der Vulnerabilität in Karstgebieten (Methode EPIK), BUWAL 1998; citazione Jeannin et al. 1993).

Il servizio cantonale specializzato in protezione delle acque decide caso per caso, in base alle condizioni idrogeologiche, se un acquifero deve essere classificato come debolmente o fortemente eterogeneo e stabilisce pertanto quali criteri devono essere applicati per delimitare la zona di protezione (tempo di scorrimento o vulnerabilità). La procedura per la distinzione tra acquiferi in roccia carsica o fessurata fortemente eterogenei e acquiferi in roccia carsica o fessurata debolmente eterogenei, in particolar modo per quanto concerne il comportamento delle sorgenti, è illustrata nella guida pratica «Ausscheidung von Grundwasserschutzzonen bei Kluft-Grundwasserleitern» (UFAFP e UFAEG 2003; disponibile anche in francese: «Délimitation des zones de protection des eaux souterraines en milieu fissuré»).

Le modifiche alla regolamentazione degli acquiferi in roccia carsica o fessurata fortemente eterogenei consentiranno di risolvere in ampia misura i problemi riscontrati nella pratica,

senza dover rinunciare all’effettiva protezione delle acque sotterranee. Continueranno a essere delimitate sia la zona S1 che la zona S2, anche se quest’ultima in futuro soltanto con un’estensione minima, per consentire una protezione diretta della captazione. All’interno del bacino imbrifero di una captazione sarà inoltre delimitata di volta in volta una zona S1 attorno agli inghiottitoi2 direttamente connessi con la captazione, dai quali può scaturire una minaccia per le acque sotterranee utilizzate. La delimitazione di una zona S3 non è più prevista. In sostituzione delle zone di protezione S3 e S2, finora delimitate su ampie superfici, saranno delimitate specifiche zone di protezione Sm e Sh. All’interno del bacino imbrifero della captazione, tali zone comprendono le aree di vulnerabilità media (Sm) e di vulnerabilità elevata (Sh).

2 designati anche come doline, perdite, ponor ecc. 7/29 18/2008-00020/1047/01/02/02/06/03/M473-0796