Rapporto esplicativo
Consultazione 2014/148: Revisione dell'ordinanza sulla protezione delle acque del 28 ottobre 1998 (OPAc) · 29 pagine
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Riferimento/Numero d'incarto: M473-0796
ii. relativo all’autorizzazione all’infiltrazione di acque di scarico inquinate (art. 8 cpv. 2 lett. b OPAc);
iii. relativo agli obblighi (valutazione degli effetti dell’immissione delle acque di scarico e della loro infiltrazione sulla qualità delle acque) dei detentori di impianti di depurazione e di aziende che immettono acque di scarico industriali nella canalizzazione pubblica (art. 13 cpv. 3 lett. c OPAc).
A prescindere dal rispetto delle esigenze relative alla qualità delle acque si applicano
l’obbligo generale di diligenza (art. 3 LPAc) e il divieto generale di inquinamento (art. 6 LPAc) volti in primo luogo a prevenire un inquinamento. Queste prescrizioni che devono essere osservate per ogni immissione o infiltrazione di acque di scarico nelle acque (ossia per ogni emissione), secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, impongono se necessario misure anche quando le acque soddisfano le esigenze relative alla qualità delle acque conformemente all’allegato 2 OPAc, anche dopo l’immissione delle acque di scarico (cfr. decisione del Tribunale federale 1C.43/2007 consid. 2.2). Pertanto, indipendentemente da queste esigenze occorre prevenire ciò che è ragionevolmente possibile per evitare un inquinamento (ovvero secondo l’art. 4 lett. d LPAc ogni alterazione pregiudizievole dell’acqua) o quanto meno mantenerlo al livello più basso possibile. Il divieto di inquinamento non è attuato in modo esaustivo nelle prescrizioni che disciplinano l’immissione di acque di scarico nelle acque (art. 6 in combinato disposto con l’all. 3 OPAc) e l’infiltrazione delle acque di scarico (art. 8 OPAc), nonché le sostanze che a seconda della modalità d’impiego possono pervenire nelle acque e inquinarle o nuocere al funzionamento degli impianti per le acque di scarico (in particolare i divieti e le restrizioni dell’ordinanza del 18 maggio 2005 sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici).
Inoltre, si devono anche sottolineare gli obiettivi ecologici per le acque di cui all’allegato 1 numero 1 capoverso 3 lettere b e c, nonché all’allegato 1 numero 2 capoverso 3 lettere b e c. Questi obiettivi, che devono essere osservati per tutte le misure secondo l’OPAc, mostrano tra l’altro che le acque sotterranee e le acque superficiali non devono contenere sostanze sintetiche persistenti. Altre sostanze suscettibili di inquinare le acque e che possono pervenire nelle stesse a seguito di attività umane possono essere presenti in concentrazioni situate non oltre i limiti di variabilità naturali, se tali sostanze fanno anche parte del patrimonio naturale locale. Se non ne fanno parte, non devono essere presenti nelle acque sotterranee mentre nelle acque superficiali possono esserlo solo in concentrazioni prossime allo zero.
1.2.3 Protezione delle acque sotterranee nelle regioni carsiche
Si è dimostrato valido il principio secondo cui nella delimitazione delle zone di protezione delle acque sotterranee si procede secondo modalità diverse in base alle caratteristiche idrogeologiche di un acquifero. Invece, nell’attuazione pratica, ha posto dei problemi il fatto che, a prescindere dalle caratteristiche idrogeologiche dell’acquifero, si applicano le stesse restrizioni all’utilizzazione. Principalmente i problemi riguardano i seguenti aspetti:
• le restrizioni all’utilizzazione applicate in tutte le zone di protezione S2 e S3 agli acquiferi
omogenei o debolmente eterogenei al fine di proteggere l’acqua potabile estratta sono ragionevoli e necessarie. Invece, negli acquiferi fortemente eterogenei, a causa delle caratteristiche idrogeologiche degli acquiferi stessi (vulnerabilità molto elevata su superfici grandi), la protezione auspicata spesso non può essere realizzata in modo sufficiente anche nel caso di un’attuazione ottimale delle restrizioni all’utilizzazione;
• a causa delle particolari caratteristiche idrogeologiche, negli acquiferi fortemente etero-
genei devono essere delimitate per lo più zone di protezione delle acque sotterranee molto grandi. Spesso, la vasta estensione delle zone di protezione comporta notevoli conflitti di utilizzazione e pertanto, nella prassi, rende praticamente impossibile
l’attuazione delle restrizioni all’utilizzazione previste dall’OPAc per le zone S2 e S3. La corretta esecuzione delle vigenti prescrizioni di diritto federale implicherebbe una chiusura di molte captazioni d’acqua sotterranea per permettere la prosecuzione e lo sviluppo delle utilizzazioni esistenti nel settore delle zone di protezione, oppure una rinuncia alle utilizzazioni o una loro notevole restrizione. La prima opzione è a scapito di una prote-
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