Rapporto esplicativo
Consultazione 2025/94: Legge federale concernente l’adeguamento del carbonio alle frontiere nell’importazione di merci in cemento (LACFC) – Attuazione dell’iniziativa parlamentare 21.432 · 31 pagine
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naio 2026, l’assegnazione gratuita diminuirà di 2,5 punti percentuali nel 2026, in seguito di 5 nel 2027, di 10 nel 2028, di 22,5 nel 2029 e infine di 48,5 punti percentuali nel 203012. Se la Svizzera continuasse a seguire la via tracciata dall’UE dopo il 2030, nel 2034 si raggiungerebbe l’eliminazione completa dell’assegnazione a titolo gratuito.
Per gli operatori degli impianti industriali nei settori interessati ciò significa che in futuro tenderanno a dover acquistare più diritti di emissione. In questo modo il SSQE guadagna efficacia: l’aumento della tariffazione del CO2 fa incrementare gli incentivi a ridurre le emissioni. Ciò dovrà contribuire al raggiungimento dell’obiettivo del settore dell’industria di diminuire del 35 per cento rispetto al 1990 le proprie emissioni di gas a effetto serra entro il 203013.
Ripercussioni dell’ulteriore sviluppo del SSQE
L’abolizione graduale dell’assegnazione gratuita dei diritti di emissione può avere anche effetti negativi. Con l’aumento dei costi delle emissioni per gli impianti di produzione cresce anche il rischio di «carbon leakage». La letteratura mostra che prezzi del CO2 sensibilmente più elevati rispetto a Stati terzi incrementano la probabilità di un’emigrazione verso l’estero dei settori a più alta intensità di emissioni14. Per poter stimare questo rischio, i settori esposti devono essere considerati in modo differenziato. La riduzione dell’assegnazione a titolo gratuito riguarda direttamente 12 impianti SSQE in Svizzera: 6 cementifici, 4 fabbriche di alluminio e 2 acciaierie15. Dal 2026 questi impianti saranno soggetti a costi supplementari, dovuti all’acquisto di diritti di emissione o agli investimenti nella decarbonizzazione dei propri processi produttivi.
A seconda del settore, i costi maggiori delle emissioni hanno ripercussioni diverse. Le due acciaierie svizzere producono basse emissioni di CO2, pertanto la percentuale dei diritti di emissione incide relativamente poco sui costi complessivi e probabilmente non rappresenterà un fattore di costo decisivo. Una situazione simile si verifica per le fabbriche di alluminio. Nella produzione del cemento il contesto è invece diverso: in questo caso le emissioni di CO2 sono ancora molto più elevate. Con emissioni pari a circa 2,6 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti all’anno, il settore del cemento rappresenta la maggiore fonte di emissioni dall’industria e causa circa il 6 per cento delle
12 Progetto del 25 marzo 2025 di modifica dell’ordinanza sul CO2, allegato 9, numero 3.1a. Procedura di consultazione 2025/22. Consultabile all’indirizzo www.fedlex.data.admin.ch > Procedure di consultazione > Procedure di consultazione concluse > 2025.
13 Ordinanza sulla riduzione delle emissioni di CO2 (ordinanza sul CO2; RS 641.711), art. 3 lett. c.
14 Stefano S. Verde (2020): The Impact of the EU Emissions Trading System on Competitiveness and Carbon Leakage. The Econometric Evidence, in: Journal of Economic Surveys, 34, pagg. 230–343; Michael Jakob (2021): Why carbon leakage matters and what can be done against it, in: One Earth 4/5, pagg. 609–614; Christoph Böhringer et al. (2022): Potential impacts and challenges of border carbon adjustments, in: Nature Climate Change, 12, pagg. 22–29; OCSE (2024): Carbon prices, emissions and international trade in sectors at risk of carbon leakage, in: OECD Economics Department Working Papers, 25 luglio 2024.
15 Ecoplan (2023): Auswirkungen von CO2-Grenzausgleichsmechanismen in der Schweiz: Aktualisierung. Rapporto finale su mandato della SECO, pag. 14.