Rapporto esplicativo
Consultazione 2026/52: 20.445 n Cyberbullismo. Una nuova fattispecie penale · 37 pagine
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5.3.2 Pluralità di atti
La fattispecie presuppone una serie di atti che diventano punibili solo se considerati nel loro insieme (la cosiddetta unità d’azione legale).
Per esprimere questo concetto, il termine più adatto risulta reiteratamente. Tale termine è già utilizzato nel CP: per esempio, le vie di fatto sono perseguite d’ufficio se sono commesse reiteratamente in ambito domestico (art. 126 cpv. 2 CP). Con ciò si intendono più di due episodi che si succedono in un lasso di tempo più o meno breve92. Nel caso del mobbing, però, non si tratta di un breve intervallo di tempo, ma è necessario piuttosto che gli atti si susseguano durante un prolungato periodo di tempo, aspetto che va perciò aggiunto. Per il mobbing sul lavoro, la prassi presuppone che vi siano attacchi almeno una volta a settimana nell’arco di sei mesi93. Tale parametro può fungere da riferimento, tuttavia è necessario soppesare la situazione caso per caso.
La nuova norma penale sugli atti persecutori (art. 181b CP) presuppone che si agisca insistentemente. Oltre a presupporre una serie di atti per un prolungato periodo di tempo, con questo termine si intende che l’autore deve «manifestare una certa ostinatezza nel fare spregio del volere della vittima». Tale ossessività è tipica degli atti persecutori94. Nel caso del mobbing, tuttavia, non si tratta di un ostinato spregio del volere di una persona, ma di sfruttare un divario di potere. Pertanto, non si deve adottare lo stesso termine.
Nelle definizioni di mobbing si utilizza spesso il termine sistematicamente, perché questo oltre alla ripetizione implica il fatto di agire con il preciso intento di discreditare o emarginare una persona. Rimanda però anche a un approccio consapevole e strutturato, che non è necessariamente presente nel mobbing: l’autore infatti può anche sfruttare situazioni che si presentano spontaneamente. In tal senso, il termine sarebbe fuorviante e perciò non viene adottato.
5.3.3 Messa in pericolo astratta
Nel caso degli atti persecutori, di norma l’autore non intende nuocere alla persona che li subisce: spesso cerca piuttosto di avvicinarvisi o addirittura di avere una relazione con lei95. Al contrario, nel mobbing l’autore mira proprio a nuocere alla persona interessata: commette una serie di atti durante un prolungato periodo di tempo con lo scopo di discreditarla o emarginarla. Per discreditare (degradare, denigrare) si intende
92 Roth/Keshelava, BSK I CP, art. 126 n. 9; FF 1985 II 901 n. 213.5; Donatsch/Graf/Jean- Richard-dit-Bressel, pag. 65; Stratenwerth/Bommer, BT I, § 3 n. 58; sentenza del Tribunale federale 6S.273/2004 del 24.9.2004, consid. 2.
93 Leymann, pag. 22; Humbert, pag. 80; decisione del Tribunale d’appello ZH del 16.3.2015, n. oggetto UE140314-O/U/BEE, consid. 7.2 a).
94 FF 2024 751, n. 4.1.2.3.
95 I moventi delle persone che compiono atti persecutori possono essere suddivisi a grandi linee in due categorie: la ricerca di una relazione oppure la ricerca di vendetta. In caso di atti persecutori finalizzati a stringere una relazione, l’autore non intende cagionare danno alla vittima, ma prende in considerazione di comprometterne il libero modo di vivere: FF 2024 751 n. 2.1 e 4.1.2.4.