Rapporto esplicativo
Consultazione 2005/30: Disposizioni esecutive della legge sui trapianti · 39 pagine
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2.1.4.21 Art. 31 Procedura applicabile agli organi in caso di esito reattivo dei test
Questo articolo stabilisce che il trapianto di organi è sempre escluso in caso di esito reattivo del test dell'HIV per evitare il rischio di trasmettere l'infezione (cpv. 1). In base all'articolo 28 capoverso 1 lettera d le persone affette da epatite sono generalmente considerate non idonee alla donazione, poiché costituiscono un rischio di infezione per il ricevente ed eventualmente per la popolazione. Nel presente articolo sono invece riportate le costellazioni sierologiche che permettono un trapianto di organi perché non presentano rischi o presentano rischi controllabili per quanto concerne l'infezione da epatite B o C in seguito a trapianto (cpv. 2 e Allegato 4 cifra 2). In tal modo il numero degli organi disponibili può aumentare come pure il numero complessivo dei riceventi che sopravvivono grazie a un trapianto.
L’UFSP ha chiesto due perizie sulla questione del procedimento da seguire in caso di esito reattivo dei test: il professor E. Peterhans di Berna si è espresso sulla problematica del trapianto di organi di donatori positivi all'HCV, mentre il professor H.E. Blum di Freiburg ha esaminato la problematica del trapianto di organi di donatori positivi all'HBV. I due professori sono giunti alle seguenti conclusioni:
- Epatite C
- Gli organi di donatori sieropositivi all'epatite C non devono essere trapiantati in riceventi sieronegativi all'epatite C. Per motivi di ordine pratico i donatori sieropositivi devono essere considerati fondamentalmente infetti; di regola, a causa dei brevi tempi che intercorrono tra l'identificazione di un donatore e il trapianto dell'organo, può essere effettuato soltanto un test per accertare la presenza di anticorpi contro l'HCV. Il trapianto di un tale organo in un ricevente negativo all'HCV comporta con molta probabilità un'infezione con tutte le conseguenze per la prognosi del trapianto.
- Gli organi di donatori sieropositivi all'epatite C non devono essere trapiantati in riceventi sieropositivi, ma negativi all'HCV-RNA. Questi, in base alla prova dell’assenza del virus RNA, vanno considerati non infetti. Dal momento che gli anticorpi contro l'HCV non sono ritenuti protettivi, i riceventi sarebbero esposti al rischio di una reinfezione.
- Secondo l'Allegato 4 cifra 2.1 è ammesso il trapianto di organi di donatori sieropositivi all'epatite C in riceventi sieropositivi presso i quali è stato riscontrato l'RNA mediante un'adeguata tecnica di amplificazione degli acidi nucleici. L'impiego di organi di donatori sieropositivi per il trapianto in riceventi sieropositivi e positivi all'RNA può essere generalmente accettato a condizione che il donatore soddisfi gli altri requisiti (p.es. sieronegativo all'HIV, organi in buono stato). I motivi dell'estensione del pool di donatori a questa categoria di persone sono i seguenti:
1. la diminuzione del tasso di riuscita del trapianto dovuto al trapianto di organi infetti dall'HCV è di scarsa entità e subentra dopo un periodo di tempo molto lungo. Prima del trapianto è possibile sottoporre questa categoria di riceventi ad una terapia intensiva onde evitare una recidiva dell'epatite C dopo il trapianto.
2. Un tale trapianto non aggrava il rischio di aumento della contagiosità o della virulenza del virus per terzi.
3. I potenziali svantaggi per il ricevente sono di scarsa entità e vengono controbilanciati dal fatto che in molti casi il trapianto può salvare la vita del ricevente.