Rapporto esplicativo

Consultazione 2006/11: Revisione dell' ordinanza dell' Assemblea federale sull' organizzazione dell' esercito (Revisione OEs) · 38 pagine

Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 19Fedlex · Rapporto esplicativo

quadro della NATO con il Partenariato per la pace. Gli Stati non membri dell’Unione come la Svizzera possono però partecipare ad hoc, come mostra la partecipazione all’EUFOR, quando ciò è nel reciproco interesse.

NATO

Anche la NATO dall’epoca del CDEs XXI si è allargata. Dopo l’adesione di sette nuovi membri nel 2004, essa comprende attualmente 26 Stati, ai quali nei prossimi anni si aggiungeranno probabilmente l’Albania, la Croazia e la Macedonia.

Negli ultimi anni, i compiti della NATO non sono fondamentalmente mutati. Essa rimane un’alleanza difensiva, ma si manifesta soprattutto come organizzazione per la condotta di operazioni di sostegno alla pace su mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU. La svolta verso impieghi al di fuori del territorio dell’Alleanza, iniziata un decennio orsono con l’IFOR in Bosnia e Erzegovina, ha comportato adeguamenti della NATO e delle forze armate degli Stati membri: gli strumenti militari dell’Alleanza sono in fase di modernizzazione e di orientamento alle minacce attuali (invece che alla difesa del territorio dell’Alleanza da un attacco militare). La priorità è data al consolidamento di una struttura di comando snella e flessibile nonché alla realizzazione di una forza d’intervento multinazionale, la NATO Response Force. Quando sarà operativa, nell’ottobre 2006, comprenderà circa 20 000 militari e potrà essere impiegata in tutto il mondo, entro 5–30 giorni, per l’intera gamma degli impieghi in caso di crisi (dall’assistenza umanitaria alle evacuazioni e agli impieghi di combattimento).

Nel 2003, assumendo il comando dell’International Security Assistance Force (ISAF) in Afghanistan, la NATO ha assunto per la prima volta il comando di un impiego al di fuori dell’Europa. L’ISAF è competente per la stabilizzazione dell’Afghanistan e la ricostruzione delle strutture di sicurezza, ma non partecipa a operazioni di combattimento, le quali sono condotte nel quadro dell’operazione «Enduring Freedom» condotta dagli USA. In Iraq, nel 2005 la NATO ha lanciato una missione per la formazione di ufficiali iracheni. Nei Balcani, l’Alleanza Atlantica continua a comandare la KFOR, alla quale la Svizzera partecipa con un effettivo massimo di 220 militari.

È però importante considerare pure ciò che la NATO non ha fatto. Anche se dopo l’11 settembre 2001 è stato invocato l’articolo 5 del Trattato di Washington (assistenza reciproca), essa non è stata impiegata per gli interventi militari in Afghanistan e in Iraq. Gli USA hanno agito da soli o con una coalizione ad hoc. Il fatto che Stati appartenenti a detta coalizione (per es. la Gran Bretagna) siano membri della NATO non cambia nulla riguardo alla constatazione che l’Alleanza come tale non è stata coinvolta. La tendenza degli USA a non ricorrere alla NATO per impieghi armati genera forse interrogativi sull’importanza e sulla coesione dell’Alleanza; contemporaneamente smentisce i sospetti che l’Alleanza Atlantica sia un puro strumento degli Stati Uniti.

L’ampliamento della NATO ha avuto effetti anche sul Partenariato per la pace. I 20 Stati che partecipano al Partenariato formano un gruppo eterogeneo con interessi e premesse differenti. Per gli Stati dell’Europa sud-orientale, del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale, il Partenariato è soprattutto un mezzo per modernizzare le proprie strutture di sicurezza. Per la Svizzera, la Finlandia, l’Irlanda, l’Austria e la Svezia, il Partenariato serve per contro in primo luogo ad ampliare – in maniera selettiva e in funzione degli interessi nazionali – la cooperazione in materia di politi-