Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/11: Revisione dell' ordinanza dell' Assemblea federale sull' organizzazione dell' esercito (Revisione OEs) · 38 pagine
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la maggiore minaccia per la sicurezza degli Stati e dei loro abitanti e le divergenze in merito alle modalità della lotta al terrorismo sono sfociate anche in controversie transatlantiche e tra Stati europei.
Gli attacchi terroristici alla Svizzera sono considerati più probabili di quanto non lo fossero sette o anche soltanto cinque anni fa. Inoltre, le conseguenze potenziali di un attacco terroristico sono ritenute considerevolmente maggiori: tanto la probabilità quanto le conseguenze sulla Svizzera devono essere corrette al rialzo, tuttavia non in maniera drastica, poiché il nostro Paese, come in passato, non fa parte degli obiettivi primari di attacchi terroristici.
Per quanto riguarda una conseguenza concreta della minaccia rappresentata dal terrorismo occorre per contro procedere a una revisione. Tanto nel RAPOLSIC 2000 quanto nel CDEs XXI si è considerato che l’aumento del pericolo di attentati terroristici ha come conseguenza un massiccio rafforzamento del dispositivo di sicurezza (soprattutto in caso di manifestazioni importanti). Inoltre, nel giugno 2002 il Consiglio federale ha presentato al Parlamento un rapporto sull’analisi della situazione e dei pericoli per il nostro Paese dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Tuttavia non si è considerato che detto aumentato pericolo si mantiene per anni e richiede un dispositivo di sicurezza rafforzato permanente. Tale è però il caso e il maggiore impegno dell’esercito (nel tempo, ma anche per quanto riguarda l’entità del personale e del materiale) in impieghi di sicurezza ha considerevoli conseguenze per l’esercito stesso.
Per quanto riguarda l’estremismo violento, la valutazione delle sue conseguenze sulla Svizzera dev’essere piuttosto corretta al ribasso. Esso ha certamente conseguenze sostanzialmente minori rispetto ─ per esempio ─ alle catastrofi naturali e tecnologiche. Inoltre, l’esercito è toccato soltanto in misura molto puntuale, per esempio in occasione degli impieghi per la protezione del WEF.
Catastrofi naturali e tecnologiche
RAPOLSIC 2000:
I pericoli dovuti alle forze della natura comprendono i terremoti, le inondazioni, le valanghe, gli uragani, le ondate di freddo e la siccità permanente. Inoltre, occorre considerare le contaminazioni radioattive causate da incidenti nucleari, le inondazioni in seguito a rotture di dighe, le epidemie e le epizoozie che sovraccaricano il sistema sanitario per un lungo periodo.
Le catastrofi naturali e tecnologiche hanno rilevanza in materia di politica di sicurezza quando non possono essere gestite con strutture e mezzi previsti per la situazione normale, per esempio con la polizia, i pompieri, i servizi di sicurezza delle aziende e dei servizi tecnici, il sistema sanitario. Tali eventi sono caratterizzati da una grande forza distruttrice e da gravi perturbazioni. Possono trascorrere settimane, mesi o anche anni prima che sia possibile ristabilire il contesto sociale, economico e tecnico e che la popolazione si riprenda.
L’intensità dello sfruttamento più elevata nelle zone urbanizzate aumenta la densità delle infrastrutture, ciò che moltiplica i danni rispetto al passato. Poiché la società moderna dipendente fortemente da differenti reti (energia, telecomunicazioni, logistica), in seguito alle catastrofi risultano danni sempre più importanti. Eventi con un potenziale di dannosità talmente importante da minacciare il funzionamento di grandi comunità si producono raramente o addirittura con estrema rarità. Malgrado