Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/11: Revisione dell' ordinanza dell' Assemblea federale sull' organizzazione dell' esercito (Revisione OEs) · 38 pagine
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convenzionali è stata fortemente ridotta grazie a trattati o a iniziative unilaterali, anche se è necessario osservare che le riduzioni quantitative sono accompagnate da miglioramenti qualitativi. Infine, occorre considerare che la Svizzera è circondata da Stati democratici dai quali non proviene alcun rischio di attacco militare al nostro Paese e che un aggressore dovrebbe superare prima di poter condurre un attacco terrestre contro la Svizzera. La difesa del Paese rimane però la missione più importante dell’esercito – malgrado la scarsissima probabilità che tale caso si presenti –, perché in caso effettivo il danno sarebbe immenso e non si deve escludere che l’attuale scarsissima probabilità potrebbe nuovamente aumentare a lungo termine.
Il ricorso alla forza nello spazio aereo è meno probabile. Avrebbe tuttavia conseguenze sensibili, anche se non fosse seguito da un attacco terrestre: la credibilità della neutralità è connessa alla capacità della Svizzera di imporre, con le proprie forze, la sovranità sull’intero territorio e sulla totalità del suo spazio aereo. Il ricorso alla forza nello spazio aereo svizzero potrebbe diventare un rischio probabile soltanto qualora nel contesto della Svizzera vi fossero delle azioni belliche. Tuttavia, proprio in una simile situazione l’imposizione degli obblighi inerenti alla neutralità avrebbe un valore particolarmente elevato.
Valutazione dal punto di vista attuale: per quanto riguarda i fattori di minaccia militare tradizionali (RAPOLSIC 2000) e le minacce rappresentate da un attacco militare alla Svizzera o dal ricorso alla forza nello spazio aereo (CDEs XXI), non vi è alcun motivo per modificare le valutazioni fatte rispettivamente nel 1999 e nel 2001.
Aumento dei conflitti interni
In questa sezione sono considerati due minacce e pericoli, affini ma non completamente identici, menzionati nel RAPOLSIC 2000 e nel CDEs XXI. Fondamentalmente, si tratta di sapere in quale misura i conflitti armati (tanto interni quanto tra Stati) all’interno e all’esterno del continente europeo mettano in pericolo la sicurezza della Svizzera.
RAPOLSIC 2000:
La maggior parte dei conflitti armati avvengono oggi non più tra Stati o gruppi di Stati, ma tra il potere statale e gruppi in seno al medesimo Stato. Le tensioni etniche, gli intenti secessionistici, gli squilibri economici, le divergenze ideologiche e religiose, ma anche le ambizioni politiche di singoli gruppi o gli sforzi di associazioni criminali per eliminare l’autorità dello Stato, sono le cause più importanti di tali conflitti. Segnatamente laddove le strutture statali sono in crisi permanente e dove regna la miseria economica, spesso acquistano potere gruppi e organizzazioni che non si preoccupano del benessere della comunità, ma perseguono soltanto i propri interessi, destabilizzando lo Stato e la società.
Le ostilità locali possono, nel caso di una gestione insufficiente della crisi da parte della comunità internazionale, degenerare in conflitti transfrontalieri di vasta portata, con scontri armati, flussi di profughi, tensioni interne in Paesi terzi e perturbazione degli scambi economici. Gli Stati limitrofi, ma anche quelli geograficamente lontani, come la Svizzera, possono quindi essere interessati dalle conseguenze di un conflitto interno in un altro Stato. Una parte dei richiedenti d’asilo che hanno trovato accoglienza in Svizzera continua a partecipare al conflitto nella loro Patria mediante il sostegno logistico e l’agitazione politica. Quando i dirigenti di gruppi che combatto-