Rapporto esplicativo

Consultazione 2008/93: Ratifica della Convenzione del 30 maggio 2008 sulle munizioni a grappolo e modifica della Legge del 13 dicembre 1996 sul materiale bellico, Rapporto esplicativo per la procedura di consultazione · 36 pagine

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Secondo le nostre conoscenze, nei conflitti menzionati in precedenza sono stati impiegati più svariati tipi di arma a submunizioni e, considerate le importanti scorte, nei conflitti più recenti si è talvolta fatto ricorso a munizioni relativamente datate. Submunizioni dello stesso tipo di quelle utilizzate nella guerra del Vietnam, per esempio, sono state impiegate nel Libano meridionale nel 2006, insieme ad altri tipi più recenti. Oltre ai danni causati alla popolazione civile durante gli attacchi, migliaia di queste submunizioni non sono esplose come previsto e hanno contaminato vaste zone del territorio. Il problema delle munizioni a grappolo e delle loro conseguenze umanitarie è del resto tornato nell’agenda internazionale dopo la fine delle ostilità in Israele e in Libano nell’agosto del 2006.

Il paese maggiormente colpito da questa piaga resta però il Laos, dove si stima che le submunizioni lanciate durante la guerra del Vietnam siano oltre 260 milioni, di cui il 30 per cento, ossia 78 milioni, inesplose. L’impatto di queste ultime sulla popolazione civile continua a farsi sentire anche quattro decenni dopo la fine del conflitto.

L’impatto umanitario delle munizioni a grappolo è descritto nei dettagli al capitolo 1.3.

1.2. Diritto internazionale umanitario

L’impiego di munizioni a grappolo è, in maniera generale e al di là della Convenzione sulle munizioni a grappolo, retto dalle regole generali del diritto internazionale umanitario applicato alla condotta delle ostilità. Come per ogni impiego di armi nel corso di un conflitto, le regole e i principi generali del diritto internazionale umanitario impongono restrizioni a tale utilizzo e misure adottate per limitare l’impatto delle armi sulla popolazione e gli oggetti civili. Le regole principali del diritto internazionale umanitario applicabili all’impiego di munizioni a grappolo sono l’obbligo di distinguere tra obiettivi civili e militari, il divieto di condurre attacchi indiscriminati, l’obbligo di rispettare il principio di proporzionalità e l’obbligo di prendere le precauzioni necessarie per ridurre gli effetti di un attacco sulla popolazione civile. Queste regole rientrano nel campo del consueto diritto internazionale e, di conseguenza, si applicano a tutte le parti in conflitto – governo o gruppo armato non statale – indipendentemente dal fatto che uno Stato abbia ratificato il trattato in questione.

La conformità dell’impiego di munizioni a grappolo con le regole e i principi generali del diritto internazionale umanitario ha sempre costituito una sfida che la comunità internazionale ha tentato di affrontare sin dagli anni Settanta. I primi tentativi di regolamentazione dell’uso di munizioni a grappolo risalgono alla Conferenza di esperti governativi riunita a Lucerna nel 1974 sotto l’egida del CICR e dedicata all’utilizzo di determinate armi che potevano avere effetti indiscriminati o causare sofferenze inutili. La Conferenza comprendeva rappresentanti di 51 Stati, tra cui la Svizzera. Alcuni avevano criticato il carattere indiscriminato e disumano delle munizioni a grappolo, ma gli esperti militari di diversi paesi ne avevano sottolineato la necessità, in quanto coprono una vasta zona e hanno bisogno soltanto di un dispositivo logistico semplice. Senza queste armi, occorrerebbe utilizzare un numero maggiore di cariche ad alto potenziale esplosivo con effetti più distruttivi sulle persone e gli edifici. Il dibattito sulle munizioni a grappolo è poi proseguito due anni dopo a Lugano, con una seconda Conferenza di esperti governativi. Come a Lucerna, l’accordo non è stato trovato: tredici paesi, tra cui la Svizzera, erano favorevoli al divieto puro e semplice delle munizioni a grappolo, ma la proposta era stata respinta.

La comunità internazionale si è poi concentrata sulle mine antiuomo e sul loro divieto nei conflitti armati. In seguito all’adozione della Convenzione di Ottawa sulle mine antiuomo e all’utilizzo da parte della NATO di munizioni a grappolo in Kosovo nel 1999, l’attenzione della società civile si è concentrata su un altro tipo di residuato bellico esplosivo: quello delle munizioni a grappolo.

1.3. Impatto umanitario delle munizioni a grappolo

Durante e dopo un attacco, l’impatto delle munizioni a grappolo sui civili può avere conseguenze devastanti. Che vengano liberate da un aereo o lanciate dal suolo, le submunizioni possono causare problemi umanitari di grandi proporzioni e mettere in serio