Rapporto esplicativo

Consultazione 2008/93: Ratifica della Convenzione del 30 maggio 2008 sulle munizioni a grappolo e modifica della Legge del 13 dicembre 1996 sul materiale bellico, Rapporto esplicativo per la procedura di consultazione · 36 pagine

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pericolo la popolazione civile. Un impatto umanitario di questa portata può essere aggravato se l’impiego avviene su o nei pressi di zone densamente popolate.

Le conseguenze durante un attacco sono legate al problema della precisione del colpo. Dato che queste armi servono a combattere diversi bersagli individuali in una determinata zona, un colpo provoca un’impronta (una zona di impatto) delle dimensioni di diversi campi da calcio all’interno della quale esplodono centinaia di submunizioni. Considerata l’ampiezza di tale impronta, questi colpi possono toccare la popolazione civile, in particolare in zone abitate o in prossimità di esse.

Il problema umanitario principale, tuttavia, è rappresentato dalle conseguenze di un attacco ed è strettamente legato al numero di submunizioni che, una volta lanciate, contrariamente al loro scopo non esplodono. È molto difficile determinare una percentuale precisa, ma le statistiche più recenti dimostrano che questo dato varia tra l’1 e oltre il 20 per cento.

Una differenza di tali proporzioni è riconducibile a diversi fattori: la qualità tecnica del meccanismo di innesco e della submunizione in generale, la severità dei controlli al momento della fabbricazione e dell’assemblaggio, le condizioni di deposito, il rispetto dei criteri di impiego (p.es. altitudine di sgancio), le condizioni climatiche.

Queste submunizioni inesplose giacciono al suolo con un effetto sulla popolazione civile simile a quello delle mine antiuomo. Rispetto a queste ultime, però, che sono armi di attesa, concepite per esplodere al contatto con una persona, le submunizioni sono ordigni fabbricati per esplodere sopra l’obiettivo: quelli che restano sul suolo sono quelli che non sono esplosi.

Alcune submunizioni sono dotate di meccanismi di autodistruzione, autoneutralizzazione o autodisattivazione. Il primo è volto a ridurre il numero di submunizioni inesplose al momento dell’impatto e, parallelamente, le conseguenze umanitarie. Se tale meccanismo contribuisce effettivamente a ridurre il numero di ordigni inesplosi, è però a sua volta vittima di problemi di affidabilità e non costituisce pertanto una soluzione alla contaminazione delle zone in cui giacciono submunizioni. Lo stesso vale per gli altri meccanismi citati, che bloccano la fonte di alimentazione necessaria all’innesco. Questo metodo non rende la munizione sicura, ma minimizza il rischio che l’ordigno esploda maneggiandolo.

In ogni caso, anche una quantità ridotta di colpi mancati può avere conseguenze gravi se il numero di submunizioni è elevato. In uno studio globale del 2006, Handicap International ha concluso che il 98 per cento delle vittime di munizioni a grappolo sono civili. I bambini ne sono particolarmente colpiti, in quanto le submunizioni sono piccole e stuzzicano la loro curiosità.

Al di là dell’impatto umanitario delle munizioni a grappolo, le conseguenze socio-economiche sono altrettanto significative. Intere zone residenziali possono per esempio essere contaminate da un gran numero di submunizioni inesplose, che impediscono alla popolazione di rientrare a casa, rallentano le operazioni di soccorso, precludono il lavoro di riabilitazione delle comunità e, in generale, ostacolano la ricostruzione. Questo impatto socio-economico è marcato soprattutto nelle zone povere. Il fatto che submunizioni inesplose restino al suolo per anni, se non per decenni, riduce l’impiego delle terre coltivabili e aumenta il costo delle infrastrutture.

Le submunizioni inesplose, le mine e altri ordigni, infine, rappresentano una minaccia anche per i membri delle missioni internazionali e possono impedire durevolmente la stabilizzazione di una regione dopo un conflitto.

1.4. Situazione in Svizzera

1.4.1. Sistemi di armamento e tipi di munizioni

L’esercito svizzero dispone di munizioni a grappolo ai sensi della Convenzione sotto forma di proiettili cargo per l’artiglieria a canna, che comprendono i sistemi seguenti: gli obici blindati di 15,5 cm (M-109 e M-109 KAWEST), i cannoni di fortezza di 15,5 cm (BISON), i lanciamine