Rapporto esplicativo

Consultazione 2008/93: Ratifica della Convenzione del 30 maggio 2008 sulle munizioni a grappolo e modifica della Legge del 13 dicembre 1996 sul materiale bellico, Rapporto esplicativo per la procedura di consultazione · 36 pagine

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4. Panoramica del contenuto e della struttura della Convenzione sulle munizioni a grappolo

La Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM) prevede 23 articoli. Il divieto di impiego, deposito, fabbricazione e trasferimento delle munizioni a grappolo costituisce il cuore della CCM. Tale divieto è completato dall’obbligo di distruggere le scorte esistenti e di bonificare le zone contaminate entro i termini stabiliti. Parallelamente, la CCM fornisce per la prima volta una definizione riconosciuta a livello internazionale delle submunizioni e delle armi che, secondo criteri cumulativi molto precisi, non sono considerate a submunizioni.

La Convenzione contiene altresì disposizioni sulla cooperazione e l’assistenza internazionali per la sua attuazione e sull’assistenza alle vittime (il termine “vittime di munizioni a grappolo” è definito in modo ampio), e prevede misure di trasparenza nel quadro dell’applicazione da parte degli Stati, nonché l’obbligo di comminare sanzioni penali a livello interno per prevenire e reprimere qualsiasi attività contraria alle disposizioni. La Convenzione, infine, contiene un articolo concernente le relazioni con gli Stati non parte della stessa. Tale articolo (art. 21) affronta il problema dell’interoperabilità, ossia le situazioni nelle quali Stati con obblighi giuridici differenti collaborano nel quadro di alleanze militari. Come menzionato in precedenza, questo articolo è stato a lungo dibattuto e ha rappresentato una delle chiavi per ottenere il consenso durante la Conferenza di Dublino.

5. Valutazione

5.1. Rafforzamento del diritto internazionale umanitario

La nuova Convenzione sulle munizioni a grappolo costituisce uno sviluppo sostanziale del diritto internazionale umanitario che va a rafforzare il primo Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra, la Convenzione di Ottawa, i Protocolli II emendato e V allegati alla CCW, concernenti rispettivamente il divieto o la restrizione dell’impiego di mine, trappole e altri dispositivi e i residuati bellici esplosivi. Le munizioni a grappolo faranno parte di una categoria di armi illecite ai sensi di questo diritto in ragione delle sofferenze inaccettabili che causano soprattutto alla popolazione civile.

Anche se rientra nel campo del diritto internazionale umanitario, la nuova Convenzione contiene elementi di disarmo essenziali per il suo impatto diretto sul terreno. La ratifica di questo trattato comporta che numerosi Stati presenti a Dublino debbano distruggere tutte le loro scorte di munizioni a grappolo.

Il Processo di Oslo e l’adozione della CCM, inoltre, hanno certamente contribuito a infondere nuovo dinamismo alle discussioni in seno alla CCW a Ginevra, dove le grandi potenze militari stanno negoziando dalla fine del 2007 un Protocollo sulle munizioni a grappolo. Come ricordato in precedenza (cfr. capitoli 3.1 e 3.2.2), la Svizzera partecipa a questi negoziati e, al di là del processo di stigmatizzazione avviato dalla CCM, per ragioni umanitarie resta convinta della necessità di potenziare il regime giuridico internazionale affinché la maggioranza delle munizioni a grappolo depositate nel mondo sia soggetta a divieti di impiego e di proliferazione. Questi divieti, ben inteso, dovrebbero essere complementari a quelli sanciti dalla CCM.

5.2. La Convenzione nel quadro della politica estera, della sicurezza, del controllo degli armamenti e di disarmo della Svizzera

Gli sforzi in materia di disarmo che mitigano o eliminano le conseguenze umanitarie, politiche e socio-economiche di determinate armi sono una priorità della politica estera svizzera, volta ad aumentare la sicurezza umanitaria durante un conflitto e nel contesto postbellico. Con la ratifica della CCM, la Svizzera rafforzerebbe la sua posizione in un settore nel quale gode già di una buona reputazione e in cui dimostra competenze riconosciute a livello internazionale. Le conseguenze delle munizioni a grappolo non sono solo di natura umanitaria, ma ostacolano anche lo sviluppo economico e sostenibile,